Spiati dagli Usa non è meglio che essere spiati da Pechino

Il Corsera parla dei rischi per la nostra sicurezza se l'Italia affidasse ai cinesi di Huawei la piattaforma del 5G: ma Washington da anni origlia mezzo mondo

Grafica da Peacereporter

Domenica Il Corriere della Sera, in pagina 21, ha pubblicato un approfondimento molto articolato e molto documentato sugli sviluppi futuri della banda internet ultra larga (nota come 5G), sia in Italia che nel resto del mondo. Il servizio firmato da Milena Gabanelli pone l'accento sui rischi che comporterebbe il dover affidare la realizzazione di questa infrastruttura alla corporation cinese Huawei: un vero colosso del settore che sul piano del marketing più che altro è noto per gli smartphone che da qualche anno stanno insidiando la supremazia di big quali Apple e Samsung. Detto in parole povere Gabanelli si domanda: non si corre un rischio visto che tutti quei dati, anche i nostri dati, vale a dire e-mail, chat, conversazioni telefoniche, potrebbero finire in mano all'intelligence cinese? E non si corre un rischio dato che ormai le reti interconnesse sono alla base del funzionamento di porti, aeroporti, strutture militari, dighe, ospedali, reti viarie e ferroviarie e chi più ne ha più ne metta?

La domanda è più che pertinente. Tuttavia occorre ricordare che questo sistema di sorveglianza globale (che vìola decine e decine di norme costituzionali, penali e civili in mezzo mondo, Italia compresa) è da tempo appannaggio degli Stati Uniti. La cosa era in qualche modo nota agli specialisti. Ma dopo la deflagrazione su scala planetaria del caso Snowden dal cui cilindro sono uscite non solo una montagna di inchieste giornalistiche ma anche libri e addirittura un film diretto da Oliver Stone, il peso dell'apparato messo in piedi dalla Cia e soprattutto dalla cugina Nsa è divenuto un fatto assodato.

Gabanelli nel suo articolo  chiaramente non poteva non menzionare questo aspetto, ma la nota giornalista, sul cui curriculum straordinario nessuno discute, ha di fatto minimizzato la questione. Come? Con un ragionamento che alla grossa fila così: è vero che gli americani ci spiano sempre, comunque e dovunque, ma sono comunque nostri alleati. Se grazie alle piattaforme Huawei lo facesse la Cina potremmo noi accettare che lo faccia una nazione non democratica e se non nemica quantomeno non alleata ovvero non inserita nel blocco Nato?

La domanda, se ci si limita ad un aspetto superficiale ha senz'altro una sua ragion d'essere. Ma se si guarda più in profondità che cosa ha di democratico una alleanza nella quale in modo sistematico si possono violare le più elementari regole civili come quelle che prevedono la decisione pubblica di una corte per limitare le libertà di un individuo? In realtà l'Occidente per la prima volta dopo l'11 settembre ha dovuto finalmente interrogarsi su che cosa sia diventato o su che cosa sia sempre stato. La guerra al terrorismo per anni è stato il piede di porco rispetto al quale l'opinione pubblica ha ceduto, con la scusa della sicurezza, pezzi via via più rilevanti delle proprie libertà civili e politiche.

Oggi con l'avvento massificato e iperconnesso dei social network e del commercio on line le persone nemmeno più si domandano se valga la pena abbandonare diversi princìpi che almeno sul piano costituzionale inverano l'essenza della cosiddetta civiltà democratica. In realtà è proprio l'avvento dei social e dello shopping on line ad avere sancito, anche col consenso della gente, che un pezzo di umanità ha scelto l'esistenza e il consumo a portata di clic piuttosto che le libertà fondamentali. Il che equivale a dire che per anni la democrazia altro non è stato che la cornice su una realtà ben diversa in cui chi davvero dominava era colui che sedeva in pianta stabile nelle stanze dei bottoni: quelle del complesso militare industriale, quelle dei circoli iniziatici, quelle dei consessi finanziari alto di gamma. Oggi la cornice sta svanendo e la società, ormai con l'approvazione implicita della stragrande maggioranza, si sta disvelando per quello che è.

Se fossimo vissuti negli anni '70 il servizio della Gabanelli avrebbe suscitato un vespaio. Decine di attivisti si sarebbero stracciati le vesti per sostenere che una pratica odiosa non è meno odiosa se viene dai piani alti di un Paese o da un gruppo di Paesi amici: una pratica odiosa è odiosa e basta chiunque ne sia l'alfiere. E invece questa discussione non c'è stata. E non c'è ormai da anni. Vicenza e il Veneto dovrebbero essere in prima linea in un dibattito del genere giacché l'avere ceduto agli Usa molto sul piano della sovranità, basti pensare alle servitù militari a stelle e strisce che abbondano nel Nordest. Ma di tutto ciò non si sente più parlare. L'unico stigma della mancanza di civiltà oggi sembra essere costituito dai comportamenti ostili (in alcuni casi per vero razzisti) di qualche politico o di qualche partito. Detto in altri termini, è antidemocratico impedire o criticare gli sbarchi (salvo poi accorgersi che i motivi veri di questa migrazione stanno nel neocolonialismo occidentale, specie in Africa) mentre non mette in pericolo la democrazia che un signor nessuno a Langley o a Fort Meade possa con un clic ascoltare la telefonata di un signor Rossi, di un Herr Schmitt o di qualche capo si Stato piuttosto del presidente di qualche consiglio di amministrazione?

E qui ritorna prepotentemente lo scenario tratteggiato da Gabanelli. Ormai tutti, chi più chi meno, hanno capito che il prossimo futuro sarà costellato di guerre, forse solo commerciali, tra Cina e Usa. Poiché le infrastrutture informatiche gestiranno ogni tipo di piattaforma è chiaro che su questo versante si stia combattendo uno scontro titanico per il quale, è inutile nasconderselo, la Cina è ormai tremendamente in vantaggio. Tuttavia c'è un'altra domanda che i media mainstream fanno fatica a porsi. Ma se la rete delle reti che prima o poi avvolgerà il globo per qualche motivo andasse in tilt o fosse sabotata per ragioni commerciali o militari: si spegnerebbero solo ospedali, linee ferroviarie e centrali elettriche o si darebbe il via a qualche entità incontrollabile come la super-rete Skynet descritta così bene dal regista canadese James Cameron nella saga di Terminator? Difficile a dirsi. Ma quanto il controllo degli apparati sia diventato pervasivo tanto da corrompere le basi dello stato di diritto questo ormai è evidente.

Ad ogni buon conto è assai probabile che questo servizio, come tanti altri che trattano argomenti del genere, sarà catalogato da qualche intelligence. Il che potrebbe essere anche un vanto per l'autore. Ma a fare abbassare la cresta a chi scrive basta un elemento. La raccolta e la catalogazione non sarà curata da un funzionario, magari anonimo, magari di basso rango, di qualsivoglia servizio segreto. No sarà un algoritmo che lo ammasserà in un cassetto virtuale assieme a tanti altri scritti, anche dedicati ad altri argomenti come cucina, moda o spettacolo, semplicemente perché nella redazione del servizio sono state scelte alcune parole chiave piuttosto che altre: nemmeno la soddisfazione di aver suscitato la curiosità, per quanto esecrabile, di una controparte umana. Che miseria.

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