Bufera su Berlato per la vignetta sessista, lui si difende: «Sono io la vittima»

Il post è apparso su Facebook a mezzanotte e tredici del 25 dicembre

La vignetta pubblica sulla pagina Facebook di Sergio Berlato

A mezzanotte e un quarto del 25 dicembre il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Sergio Berlato pubblica su Facebook una vignetta (nella foto) presa sul web nella quale è raffigurata  una donna sul lettino di un ginecologo. Il medico chiede alla paziente da quanto tempo non avesse rapporti sessuali. Lei risponde: "Perché?". E lui: «Guardi lo schermo». Sullo schermo c'è una ragnatela.  

Una vignetta il cui significato potrebbe essere sintetizzato in questo: «Se una donna non ha rapporti sessuali c'è qualcosa che non va». Un'affermazione sulla quale si potrebbero aprire numerosi dibattiti, fermiamoci al tipico luogo comune, a quella che si può chiamare una triviale barzelletta da bar, dai toni sessisti. Se te la raccontano in un'osteria del Veneto non ci fai caso o ridi per abitudine. Sul web, fatta da un politico, la questione è diversa. E in questo caso i toni vanno oltre alla semplice trivialità perché Berlato motiva il suo post con: «Dedico questa vignetta a tutte le signorine animaliste e vegane che in questi giorni mi hanno fatto dono dei loro insulti e delle loro minacce, solo per il fatto che sono un appassionato cacciatore». 

A quel punto il presidente delle Associazioni Venatorie finisce sul mirino della pubblica opinione. Sono centinaia i commenti al suo post, la stragrande maggioranza dei quali con toni infinitamente meno blandi del: «Si vergogni», solo per citare quello più morbido. Una marea di reazioni indignate, accompagnate dall'invito di segnalare a Facebook il post del consigliere per chiederne la censura. E se in molti hanno risposto all'appello, l'appello è stato ignorato dal colosso di  Menlo Park che ha lasciato al suo posto l'opinione del consigliere regionale (e futuro europarlamentare che potrebbe entrare in carica dopo la fuoriuscita della Gran Bretagna dalla UE). 

Berlato, il giorno dopo, ha risposto alle critiche spiegando le sue ragioni con  un altro post: «Anziché denunciare alle autorità competenti gli autori e le autrici di questi misfatti per diffamazione aggravata e minacce, ho preferito ridicolizzarli attraverso la pubblicazione di una vignetta, non di mia produzione ma reperita e reperibile sul web, rivolgendomi non a tutte le animaliste che rispetto pur avendo convinzioni molto diverse dalle loro, ma solo a quelle che hanno ritenuto di farmi gratuitamente e reiteratamente dono dei loro inaccettabili insulti e delle loro gravi minacce, anche di morte».

Una risposta che, sull'agorà di Facebook, potrebbe suonare quasi come la giustificazione di un passo falso che si dice potrebbe diventare un boomerang per le reazioni all'interno del suo partito, Fratelli d'Italia, guidata da Giorgia Meloni. E per chi invece pensa ci sia una strategia politica dietro a quel post, è lo stesso Berlato a rispondere: «Dal momento che sia io che la mia famiglia siamo stati resi oggetto più volte degli insulti e delle minacce da parte di questi sedicenti animalisti e che questi insulti e queste minacce continuano ad essere reiterati, sarà mia cura rivolgermi alla Procura della Repubblica per veder tutelata la mia onorabilità assieme a quella dei miei famigliari», per chiudere con: «Saranno le autorità competenti a verificare chi veramente abbia oltrepassato i limiti della legalità e della decenza».

Una questione privata? Potrebbe essere. Di sicuro ora è diventata pubblica, in un momento in cui la comunicazione, soprattutto quella politica, sta facendo i conti con nuove regole. 

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