Le Mafie nel Vicentino: il quadro della Mobile spiazza la platea

«Nel Veneto le organizzazioni criminali sono in piena ascesa». Lo ha rivelato il capo della mobile berica durante un incontro a Monticello dedicato al crimine organizzato nel Nordest

Il tavolo degli oratori al convegno di Monticello Conte Otto (foto di Marco Milioni)

«Da Felice Maniero alla mafia nigeriana. Verità nascoste sul fenomeno mafioso». È questo il titolo scelto dall’amministrazione comunale di Monticello Conte Otto per un dibattito dedicato al tema della pervasività del crimine organizzato nel Nordest. Un dibattito organizzato ieri sera alla sala civica Bressan in cui a fare da anfitrione c’era il sindaco Claudio Benincà rispetto ad un simposio che ha visto al tavolo dei relatori Davide Corazzini, dirigente della squadra mobile di Vicenza ed Alessandro Ambrosini, autore d’inchiesta di Vicenzatoday.it. A moderare gli interventi c’era Diego Neri de Il Giornale di Vicenza, il quale da anni segue la cronaca giudiziaria per il quotidiano di via Fermi.

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«Credo che per troppo tempo la regione Veneto abbia vissuto in un equivoco. Quello che fosse impermeabile alle forme di criminalità organizzata. Ma così non è. Non ci si è resi conto che la criminalità si è infiltrata in modo silente: una modalità che fino a poco fa è stata sottovalutata». Ha fatto sapere il dottor Corazzini durante il suo intervento. Di più, il dirigente ha spiegato che anche nel Veneto, che fino a poco tempo fa veniva percepito solo come terra di riciclaggio di denaro sporco, si cominciano a toccare con mano pure quegli episodi tipici della presenza mafiosa delle aree geografiche di origine come Sicilia, Calabria e Campania. Il funzionario di viale Mazzini ha infatti espressamente parlato di «danneggiamenti, incendi, usura» evidenziando un altro dato. Quello per cui quando si parla di estorsioni si può notare che a seconda del territorio del Nordest in cui questi reati prendono corpo, si ha a che fare con percentuali in qualche modo tabellate. Il che è una ulteriore evidenza di come «la struttura territoriale del crimine organizzato tipica di alcuni ambiti del Mezzogiorno pian piano sembri prendere corpo anche nel Veneto».

LA MAFIA NIGERIANA: «POTREBBE ESSERCI UNO SCONTRO»

Corazzini ha dedicato poi una ampia parte della sua digressione al tema della mafia nigeriana. Descrivendola come «la più aggressiva attualmente in Europa». Una mafia che giustappunto in ragione della sua aggressività potrebbe in futuro entrare in conflitto con le mafie tradizionali proprio perché sta rapidamente guadagnando terreno. «Anche per il fatto che - spiega il funzionario della polizia di Stato - la criminalità nigeriana spesso e volentieri può contare su circuiti finanziari paralleli difficilmente tracciabile grazie ai quali re-immette nella sua rete i proventi del suo buisness». Detto in parole povere Corazzini si è detto molto preoccupato per la capacità estremamente raffinate da parte di questa malavita in termini di auto-riciclaggio. Una organizzazione in cui il fenomeno del pentitismo «è pressoché sconosciuto», in cui il fenomeno «del cultismo e del ritualismo magico-esoterico» costituisce un fattore di grande controllo su una manovalanza «spesso ignorante e priva di capacità critica». 

MANIERO, UN CASO ANCORA APERTO 

Dal canto suo Ambrosini, che è un profondo conoscitore della mafia del Brenta e del suo ex leader Felice Maniero, ha rivolto il suo sguardo «ai troppi eventi anomali» che hanno contraddistinto «la parabola dello stesso Maniero». Ma non si tratta solo di storia visto che svariati mesi fa proprio sul conto di Maniero «sarebbero arrivati alcuni dossier esplosivi sul tavolo della procura antimafia di Venezia. Vorremmo capire - ha puntualizzato quindi ieri Ambrosini, con una punta di polemica - quali riscontri abbiano prodotto quelle segnalazioni perché fa una certa impressione vedere Maniero sui giornali e in tv trattato come una star senza che nessuno gli chieda conto dei reconditi più oscuri della sua carriera. Una oscurità nella quale si avverte la presenza anche di pezzi delle istituzioni».

Si tratta di un giudizio che a grandi linee ha trovato sponda nel breve intervento che a fine serata ha visto protagonista Chiara Filippi, vedova di Loris Giazzon, l’agente della polizia di Stato ucciso molti anni fa durante una rapina in banca organizzata da alcuni uomini della mala del Brenta a Creazzo nel Vicentino. «Vedere un signore che ha alle spalle delitti di ogni genere trattato come un vip senza che davanti alle telecamere nessuno lo inchiodi rispetto ai lati più oscuri della sua storia criminale è francamente inaccettabile» ha spiegato in modo commosso la donna. La quale alla fine del suo discorso ha strappato ai presenti, una quarantina in tutto, un applauso di apprezzamento.

LA CONCLUSIONE 

E se Neri tra un intervento e l’altro ha ricordato che è molto importante che «i giornalisti raccontino con scrupolo i fatti dando poi voce anche agli esperti in modo da fornire una seria chiave di lettura agli eventi» il sindaco Benincà ha invece battuto su un altro aspetto. 

«Incontri come quello di oggi - sottolinea - ci fanno capire quanto sia importante che la cittadinanza, non solo sui temi della sicurezza e della legalità, torni a sentire con interesse le questioni del vivere comune. Tutto ciò deve avvenire chiaramente col contributo delle istituzioni, locali in primis, ma il miglioramento del nostro vivere civile passa gioco forza anche attraverso la condivisione dei problemi». Parole precise cui sono seguite quelle di apprezzamento per l’operato dell’assessore all’innovazione Christian Zocchetta «il cui referato è stato determinante nella riuscita di una serata come questa. Già da ora - ha concluso il primo cittadino - ci impegnamo a organizzarne altre».

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