Le Sardine invadono piazza Matteotti

Il movimento antipopulista sbarca in terra berica e annuncia che sarà un argine «alla deriva autoritaria in corso in Italia»

Foto di Manuela Donà

Puntuale come da programma alle 19 di oggi 7 dicembre in centro a Vicenza è iniziato il sit-in «delle Sardine», il movimento a metá strada tra il politico e il civico che denuncia «una ormai percepibile deriva autoritaria in seno alla società e alla politica italiana».

Palloncini, canzoni di Giorgio Gaber, Luna pop nonchè di Rino Gaetano e tante bolle di sapone soffiate dai bambini sono la cornice di una manifestazione che nel capoluogo berico ha portato piú o meno tremila persone anche se gli organizzatori sostengono siano di piú. In mezzo al pubblico non mancano gli slogan contro il Carroccio. «Vicenza si slega» e «Vicenza non si lega» sono i motivi piú ricorrenti, spesso stampigliati su cartoncini variopinti. «Siamo tantissimi e il 14 dicembre a Roma saremo ancora di piú» urlano gli organizzatori in una piazza Matteotti gremita fino a sotto palazzo Chiericati e per una porzione di corso Palladio. «Vicenza è antifascista» gridano le persone sotto al podio. Le forze dell'ordine controllano vigili ma all'inizio della manifestazione l'atmosfera è rilassata.

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Dal palco il coro è unanime: «Abbiamo deciso di scendere in piazza per dare voce ad un popolo che per troppo tempo è rimasto in piazza». Il riferimento nemmeno troppo velato è alla sinistra del Paese. «Cari populisti la festa è finita» spiegano gli oratori inviando de facto un messaggio al Carroccio e anche al M5S. «Si tratta di una prova di forza in cui chi ha davvero a cuore le sorti del Paese propone soluzioni che non si allontanano mai dal solco democratico»: questo è il leit motiv ricorrente tra i manifestanti. Fra questi ultimi peraltro non mancano molti attivisti e simpatizzanti del variegato mondo della sinistra. Chi si aspettava un comizio chiaramente è rimasto deluso. Fedeli al proprio format «le sardine» si limitano alla enunciazione di alcuni concetti precisi lasciando spazio «piú al sentimento che all'analisi politica», una formula light che ha permesso di portare in piazza Matteotti uomini e donne di tutte le età.

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