Big bag a Trissino, la Regione: «Smaltimento in piena regola»

Dopo i timori deflagrati durante il week-end per i ritrovamenti in zona San Rocco la struttura commissariale di palazzo Balbi per la Pedemontana rassicura i residenti

A sinistra, attorniata dai cronisti, Elisabetta Pellegrini (Foto di Marco Milioni)

È bene che non ci siano allarmismi attorno al deposito di rifiuti che la Sis, ovvero il concessionario della Superstrada pedemontana veneta «sta correttamente e celermente smaltendo nel cantiere di Trissino a ridosso della chiesa di San Rocco». È questo il sunto del ragionamento che Elisabetta Pellegrini direttore della «Struttura di progetto pedemontana veneta», uno dei massimi dirigenti regionali nell’ambito di competenza, ha distillato oggi a mezzodì durante un sopralluogo in quella zona della valle dell’Agno che da giorni è finita sotto i riflettori a causa della distesa di sacchi bianchi (big bag in gergo tecnico) localizzati proprio nel sedime della Spv che avevano suscitato inquietudine fra i residenti.

Pellegrini in realtà non ha fatto altro che ribadire quanto la giunta regionale e la sua struttura avevano ribadito ieri con una lunga nota. In estrema sintesi il materiale, all’interno del quale sarebbe stato rilevato amianto in modeste quantità, una sostanza comunque cancerogena come l’amianto, anche se in quantità modeste. «Qualcuno deve aver sotterrato qui questi rifiuti perché non voleva portarli a smaltimento». Pellegrini ha precisato che le segnalazioni come da normativa, comprese quelle alla procura della repubblica «sono già tutte state effettuate. Siamo in una normale gestione di un piano di smaltimento di rifiuti. Vista la modica quantità equivalente a 270 metri cubi più o meno abbiamo deciso di trattarlo tutto, terreno compreso come rifiuto pericoloso. È dal novembre di quest’anno che il Concessionario ha stipulato un contratto ad hoc con la ditta smaltitrice» ovvero la Vallortigara, una spa dell’Alto vicentino.  rinvenuti in un sito che è stato interessato dal passaggio della Spv.

La bonifica in realtà spetterebbe all’espropriato. E come mai quindi se ne occupa il concessionario? «Se noi avessimo constatato la presenza dei rifiuti prima della esecuzione dell’opera il comune avrebbe dovuto imporre al proprietario la bonifica. I controlli sui terreni sono stati fatti ma su 100 kilometri non sono state fatte ogni venti metri di tracciato. Purtroppo qualcosa tra un sondaggio e l’altro è sfuggito». È possibile quindi una rivalsa in sede civile contro l’ex proprietario o contro l’autore dell’inquinamento?

«In casi del genere - spiega Pellegrini - il concessionario pone in essere le azioni di specie, anche davanti alla giustizia civile. Al momento però non possiamo rendere pubblico il nome dell’ex proprietario dell’area perché si tratta di un dato sensibile». Alla Pellegrini poi, stimolata dai giornalisti presenti, è stato chiesto un pronostico sulla inaugurazione del primo tratto della Spv tra Thiene e Breganze, un tratto di appena cinque kilometri. Rinviato una miriade di volte la Regione aveva solennemente promesso che il 10 maggio si sarebbe tagliato il nastro. Ma è ormai quasi certo che il vernissage sia ancora una volta procrastinato. Ma c’è una data certa quindi? «Sarà una sorpresa» ha detto con una punta di sorriso l’ingegner Pellegrini. 

E se quest’ultima tiene la posizione rispetto a quanto sostenuto ieri, lo stesso fa il Covepa che per primo aveva chiesto lumi alla Regione Veneto. «Purtroppo le carte ancora non sono saltate fuori», spiega Massimo Follesa, portavoce del Covepa ovvero del Coordinamento veneto pedemontana alternativa, associazione da anni contraria all’opera che aggiunge: «Noi peraltro avevamo chiesto lumi non solo sul sedime della Pedemontana ma anche sulla contaminazione da Pfas dei terreni sotto le scuderia di villa Marzotto. Da questo punto di vista la giunta regionale non ci sente. E non capisco che cosa c’entri la Pellegrini visto che per una vicenda con due gambe come questa si sarebbe dovuto occupare in primis l’assessore all’ambiente Gianpaolo Bottacin che rimane in un imbarazzante silenzio. Per non parlare del sindaco di Trissino Davide Faccio».

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