Il sigillo 11 - Il cavallo con la testa che gira

Una villa persa nella nebbia, una stanza con sette troni che racchiudono un segreto letale e un "guardiano" con poca voglia di scherzare: Ruiz e Debora saranno i prossimi cadaveri?

Il sigillo: puntate precedenti

Il silenzio della notte si mischia al rumore dei tergicristalli della Y10 di Debora. Non è stato difficile trovare la villa di Brizzi ad Arcugnano. Statue grandi e piccole riempiono il giardino in modo quasi disordinato, fuori da ogni schema logico, da ogni senso estetico che corrisponda al buon gusto che si dovrebbe sempre avere nell’arredare gli esterni di una casa. Anfore, volti, animali di ogni genere sono marmo su piedistalli. Dietro la cancellata si possono vederle distintamente, illuminate da un faro bianco sul tetto. Una luce glaciale che si confonde con la nebbia che sta avanzando. Solo il ronzio dell’illuminazione rompe il nulla.

Deb, io entro - disse guardandola negli occhi con lo sguardo sicuro – Devo capire cosa voleva dire Hermes spingendomi a venire qui. Brizzi è coinvolto ma non so fino a che punto. Devo trovare per forza qualcosa per poterlo accusare

Ma tu sei fuori di testa Ale, non sei nessuno per fare questo. Non sognarti di fare cazzate perché ti lascio qui. Minimo ti arrestano e se ti trova Brizzi qui, non vivi più di cinque secondi. Ragiona cazzo, ragiona con questa testa pazza. Questo è un posto che mette paura. Cazzo! Mancano fantasmi e zombie e crepo qui di paura

Te parcheggia più avanti e chiuditi in macchina. Al primo rumore, alla prima macchina che vedi fermarsi, corri via

Ma che sei scemo?!! Dai andiamo via e finiamola qui

Debora non fa in tempo a girare la chiave che Ruiz è già fuori. Corre veloce lungo la muraglia che circonda la villa e trova il posto giusto dove scavalcare. Non si è fatto domande su quali siano i sistemi di sicurezza di una villa di questo genere. Se ci sono cani da guardia, se ci sono allarmi, se c’è qualcuno che la sorveglia.
 

“Sono stato un coglione. Non ho neanche guardato se ci sono dei cani. Qui rischio di essere sbranato senza neanche accorgermene – pensa Ruiz cercando con gli occhi un riparo dove eventualmente rifugiarsi – Speriamo almeno che sia una serratura semplice. Che basti il mio coltellino multiuso, o la scheda telefonica. Dovrà esserci casomai una porta di servizio, qualcosa di più semplice di quella massiccia che c’è all’entrata”

Ruiz trattiene il fiato per sentire esattamente ogni rumore che può indicare la presenza di cani o uomini. Niente. Guarda attentamente ogni centimetro della casa per vedere se ci sono telecamere o altro. Solo finestre chiuse da serrande e sbarre grosse un dito. Lo sa bene che ogni secondo perso è un rischio troppo alto. Ma è impietrito. Un misto di paura e panico creato da un silenzio inumano. Solo il suo cuore che batte rompe il nulla che lo avvolge. E ripensa ai racconti di Edgar Allan Poe, alla paura che striscia piano piano dentro l’assenza di luce e rumori.

Ale, cazzo. Svegliati!!

Ruiz, a quella voce che rompe l’equilibrio del silenzio, fa un salto indietro. Il cuore si ferma per istanti

Hai preso paura sì? – bisbiglia Debora ridendo – Non potevo stare in macchina ad aspettarti

Ruiz, dopo averla fulminata con lo sguardo, inizia ad avvicinarsi alla porta d’entrata cercando con lo sguardo eventuali allarmi o telecamere. Arrivato sotto al portico vede distintamente quello che non si sarebbe mai aspettato: la porta d’entrata non aveva serrature. Era una struttura blindata quella davanti agli occhi dei due “intrusi”, una porta da oreficeria. Di quelle che potevi vedere in molte case adibite anche a laboratorio. Un must nel vicentino.

Ale, come facciamo ad entrare? Non ho mai visto niente del genere

Non l’ho mai vista neppure io una porta così. Bisogna ragionare, deve esserci una sorta di meccanismo da far scattare e se è un telecomando…non abbiamo speranza

Il reporter si accende una sigaretta facendo attenzione a nascondere con la mano la “capocchia” incandescente, si appoggia a una trave del portico e guarda verso il giardino delimitato da un muro di nebbia.

“Cosa se ne fa Brizzi di una villa di questo genere, con che soldi ha comprato tutto questo? Sarà questo il posto che intendeva Hermes?”.

È in quel momento che Ruiz nota tra le varie statue che circondano la villa la testa di un cavallo su un piedistallo. Quasi davanti all’entrata.

Un cavallo…la testa di un cavallo. Me lo ha detto Hermes: “hai mai visto un cavallo girare la testa?

Ale…stai vaneggiando? Eppure non ti droghi

Aspetta, forse ci siamo. È un tentativo ma forse…

Ruiz senza dire altre parole cerca di girare su sé stessa la testa di cavallo in marmo. Con un po’ di fatica si muove e un rumore, che sembra lo stappare di una bottiglia di champagne, corrisponde all’apertura della porta d’entrata di pochi centimetri.

“Questo voleva dire Hermes… E se non lo sai non entri mai qui dentro…”

Debora è con la bocca aperta dallo stupore. Sembra una scena di un film alla 007 ai suoi occhi. In realtà un meccanismo semplicissimo. La casa all’interno non ha mobili. Al posto dei lampadari delle semplicissime lampadine. Sembra disabitata nel suo complesso. Tranne il salone. In mezzo a quasi 50 metri quadrati di stanza senza finestre ci sono 7 poltrone posizionate in cerchio. Non sono sedute normali ma tutte in legno massiccio, stile ottocento. Austere ma comode, all’apparenza. Ruiz e Debora entrano con la luce dei loro Zippo, senza notare che, agli angoli del soffitto, delle piccolissime luci rosse indicano la presenza di un allarme silenzioso. È la ragazza a sedersi sulla poltrona che sembra più imponente delle altre

“Faranno delle riunioni con i cappucci o vestiti da re e regine qui dentro” - disse Debora ghignando soddisfatta, come se sedersi su quella specie di trono le regalasse quel sangue blu che non aveva - Oh Ale sono scomode da morire…sembra di sedersi sui sassi. Impossibile dai…sembrano comodissime

Dopo averla provata, non fidandosi del giudizio della ragazza, cerca di alzare il sedile per cercare di capire se c’erano molle o altro. In realtà quello che trova è ben altro. Una pistola calibro 38 con un silenziatore staccato e una scatola di proiettili.

Cazzo…alza il tuo sedile Debora

Stessa cosa. Pistola, questo cilindro e proiettili. Il cilindro è il silenziatore. Guarda le altre mentre guardo in giro È uscendo dalla stanza che Ruiz vede le luci rosse agli angoli del salone e subito capisce che hanno i secondi contati prima di essere presi.

Debora!!! Muoviti, andiamo via subito prima che ci scoprano. C’è l’allarme in questa stanza

La ragazza chiude l’ultimo sedile e si lancia verso l’uscita dove la aspetta Ruiz.

Ne mancano tre, Ale. Tre sedili erano vuoti

Ok, ma voliamo adesso. Non voglio che ci trovino qui.

Pochi passi fuori dalla villa e una voce gela il sangue di entrambi.

Alessandro Ruiz e la sua bella. Corsa finita, piccoli, insignificanti insetti

Ruiz si guarda intorno e non vede nessuno. Fino a che, da dietro una delle statue più grandi, spunta la figura di uno degli uomini di Brizzi con una pistola in mano.

Morello, ci hai pizzicato. Alzo le mani davanti alla Mobile. Onore e gloria a te. Non penso che tu sia qui per caso vero?

Fai pure lo spiritoso coglione? Avete fatto scattare l’allarme e mò sono cazzi vostri.

Eh ok, che sarà mai. La nostra è stata curiosità. Andiamo in questura. Non abbiamo rubato niente e non abbiamo fatto effrazioni.

Intanto fatevi da parte. A minuti arriva anche Brizzi. Decide lui cosa fare. Intanto andiamo dentro in casa

Beh…Morello…ha speso poco d’arredamento il vostro capo. Ci sediamo sulle sue poltrone da Re Artù?

Poco lo spiritoso e segui l’esempio della tua ragazza. Stai zitto. Sei caduto male questa volta.

Appena entra nel salone centrale, l’uomo di Brizzi, accende la luce e lo sguardo di Ruiz corre verso quello di Debora. Con stupore disperato. Uno dei sette sedili era alzato

Mi dispiace per voi piccoli insetti. Ma Dio non manderà nessuno a salvarvi questa volta

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