Pedemontana, più coordinamento tra i comuni in vista dell'apertura

La Regione Veneto dà vita ad un tavolo tecnico per evitare eventuali intoppi quando la grande arteria «sarà in esercizio» nel 2020: attenzione anche all'aspetto idrogeologico

Un cantiere della Spv nel Trevigiano

La Regione Veneto in queste ore ha avviato un tavolo tecnico con gli enti locali per coordinare gli sforzi in vista del 2020, anno in cui dovrebbero essere aperti la maggior parte dei tratti della Superstrada pedemontana veneta, meglio conosciuta come Spv, una maxi opera che dovrà connettere la provincia vicentina a quella trevigiana. Lo rende noto la struttura commissariale di palazzo Balbi in un dispaccio diramato oggi 7 novembre.

L'obiettivo del tavolo tecnico, si legge nella nota redatta dal responsabile tecnico della struttura commissariale, ossia l'ingegnere Elisabetta Pellegrini, è quello avviare «la necessaria attività di informazione capillare e coordinamento delle attività degli enti per quanto riguarda l'ultima fase dei lavori di Pedemontana prima della messa in esercizio. La Struttura di progetto - si legge - ha incontrato i delegati delle provincie di Vicenza e Treviso nonché i trentasette sindaci dei comuni... territorialmente interessati dalla costruzione dell'infrastruttura». Nel primo incontro avvenuto oggi il direttore Pellegrini, ha inteso aggiornare sullo stato dei lavori che secondo palazzo Balbi ormai si attesterebbe attorno «al 70%, documentando con fotografie e filmati, al fine di significare che abbiamo circa un anno per prepararci alla gestione, non tanto di Pedemontana, cui penserà il concessionario, quanto del traffico e del territorio limitrofo».

A giudizio di Pellegrini infatti, le previsioni portano a ipotizzare un completamento della maggior parte della nuova arteria entro il 2020, con messa in esercizio di tratte funzionali, la prima delle quali sarà dopo le prossime festività natalizie. Riguarderà la tratta dalla A31 fino a Malo ed il casello di Breganze. A seguire, prima dell'estate, dovrebbe arrivare a completamento la prima parte vicentina, da Montecchio Maggiore a Castelgomberto. A fine anno sarà completato tutto il resto, tranne alcuni punti critici.

Per l'appunto la nota diramata oggi da Venezia però non nasconde diverse criticità. La prima riguarda il tunnel di Malo Vallugana, da mesi oggetto di polemiche a non finire, sia per i ritardi dovuti ad un sequestro legato ad una inchiesta dell'autorità giudiziaria, sia per i disagi lamentati dai residenti che sembrano ormai pronti ad agire in sede legale.

La Regione però parla anche delle criticità che potrebbero sorgere nell'allacciamento tra la Spv e la Brescia Padova a Montecchio Maggiore nel Vicentino. L'interconnesione continua ad essere de facto un buco progettuale perché non è ancora chiaro a chi spetterà l'onere della realizzazione: se al concessionario incaricato di realizzare la Spv (ovvero la italo-spagnola Sis), alla Regione, all'Autostrada Brescia Padova o al contraente generale incaricato di costruire la ferrovia ad alta capacità (la Tav-Tac) che a sua volta interseca l'interconnessione.

Palazzo Balbi nella sua nota parla anche delle eventualità che potrebbero verificarsi dal punto di vista idrogeologico in merito alla messa a regime dei corsi d'acqua che incontrano il percorso della Superstrada pedemontana veneta. E allo stesso tempo Pellegrini parla anche delle incognite in materia di previsioni di traffico. La questione è delicata: una Spv inaugurata ma senza traffico finirebbe inevitabilmente per asfissiare la viabilità intercomunale.

L'ultima precisazione di palazzo Balbi poi riguarda i controlli ambientali aggiuntivi che Arpav avrebbe messo in campo a ridosso dei cantieri più critici. Consapevole di tali criticità «la Regione si è convenzionata onerosamente con Arpav per effettuare... controlli random, soprattutto concentrati nei punti maggiormente gravati dagli effetti dei lavori, come ad esempio a Malo-Vallugana al fine di essere certi che non vengano mai superati i parametri previsti dalla norma. È corretto sottolineare che questa attività ovviamente risulta aggiuntiva rispetto a quella che l'Arpav è obbligata a condurre in ragione della propria mission». Si tratta di una attività di controllo aggiuntiva «che non è richiesta dalla norma» spiega la direttrice Pellegrini la quale però definisce questa ulteriore incombenza come «doverosa». La questione in questo caso è molto delicata. In molte circostanze i comitati negano la bontà delle rassicurazioni fornite dalla Regione Veneto sostenendo che in diverse circostanze gli effetti delle lavorazioni dei cantieri abbiano travalicato le norme.

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