Nelle Ulss paghe da 3,50 euro netti all'ora : «Noi, gli schiavi dell'Azienda Zero»

Appena inaugurata la nuova sede di "Azienda Zero" a Padova, la casa della sanità veneta dal cui interno arrivano le grida silenziate dei lavoratori che annunciano lo stato di agitazione per il trattamento economico: «

Hanno un po' di timore non di parlare ma di essere visti e riconosciuti. Sono i lavoratori, una trentina, che svolgono mansioni di "portierato" nellle Ulss vicentine. "Portierato" tra virgolette perché, in realtà, il racconto del loto lavoro quotidiano è molto più complesso dell’aprire e chiudere una porta o fare la vigilanza in ospedale e nelle sue sedi staccate. È un lavoro che si avvicina a quello dell’addetto a un box-office e che riguarda «servizio informazione all'utenza, centralino telefonate all'ospedale, ufficio referti, controllo entrata e uscita dei dipendenti e del pubblico, controllo ascensori e reperibilità per le celle»

SALARI  SULLA SOGLIA DELLA POVERTÀ

«Decurtamento del 38% dello stipendio, azzeramento dei livelli raggiunti in anni di lavoro, paga uguale a chi fa turni notturni e diurni, decurtamento quattordicesima, niente scatti di anzianità e una paga da 3,50 euro l’ora»

spiegano illustrando la situazione in cui si trova la loro categoria che lavora nelle sedi delle Ulss attraverso un’azienda privata che ha vinto l’appalto indetto da Azienda Zero, l’ente regionale che gestisce il sistema sanitario veneto, per la fornitura del personale.

I  dipendenti, esasperati,  hanno inviato una lettera inviato lo scorso giugno al presidente della regione Luca Zaia, alla regione Veneto e al direttore generale dell'Ulss Pavesi. Una lettera che l’assessore alla sanità Lanzarin, quando è stata da noi interpellata, ha dichiarato «Di non avere ancora visto e di non conoscere la situazione».

È passato un mese e, sulla questione regna ancora il silenzio delle istituzioni.  «Nessuno ha risposto. Abbiamo chiesto un confronto con loro ma per questi le nostre condizioni contrattuali, che non consentono materialmente di vivere, meritano questo silenzio totale», ribadiscono i lavoratori che adesso annunciano lo stato di agitazione: «non ci rimane che passare ai fatti, ovvero a programmare scioperi e manifestazioni, perlomeno fino a quando non ci sarà concesso un confronto».

L’AZIENDA ZERO

I dipendenti dell’ospedale S. Bortolo avevano un contratto “multiservizi” stessa mansione e stessi livelli, ma con salari diversi. Nel 2017 l’entrata nella gestione delle Ulss di  “Azienda Zero” - cervello e motore amministrativo della sanità veneta che proprio nella giornata di ieri, mercoledì 17 luglio, ha inaugurato la nuova sede in via Avanzo con la fine dei lavori all’ex Casa Rossa, - i contratti sono stati cambiati ed è stato applicato il contratto di lavoro  dei servizi  fiduciari. «E questo di conseguenza ha penalizzato i lavoratori – aggiungono i dipendenti - chi non firmava veniva licenziato». Sulla vicenda c’è anche un’interrogazione regionale datata 13 dicembre 2018 dai Consiglieri Guarda, Fracasso e Sinigaglia che non ha mai ottenuto risposta. «È rimasta sepolta – spiega Stefano Fracasso del gruppo consigliare Partito Democratico – perché è una realtà che volutamente si vuole nascondere».

I  consiglieri regionali hanno chiesto alla Giunta regionale se e come, nell’ambito delle proprie competenze, intende intervenire al fine di garantire ai lavoratori le medesime condizioni economiche e contrattuali in vigore prima del cambio di appalto. Il documento spiega: «L’appalto  precedente era “Multiservizi”, ovvero comprendente sia le pulizie che i portierati, mentre Sicuritalia S.p.A. e Civis S.p.A. che hanno vinto la gara, hanno applicato il CCNL dei servizi fiduciari. Un contratto che, sempre secondo i rappresentanti sindacali, “è del 30% inferiore di quello dei Multiservizi: non riconosce la maggiorazione per il turno notturno, la quattordicesima e il buono pasto. Nei fatti un lavoratore a 40 ore con turni di notte passa da 1250 al mese netti a circa 800 lordi e niente quattordicesima che  veniva invece percepita con il contratto multiservizi. Se pensiamo che ci sono lavoratrici a 22 ore settimanali queste percepiranno uno stipendio di 300 euro mensili».

I SINDACATI

L’interrogazione fa riferimento ai sindacati, che proprio lo scorso venerdì hanno indetto un'assemblea dalla quale è emerso, ancora una volta, la difficile situazione economica dei lavoratori, con l'annuncio delle sigle sindacali di fare delle verifiche presso i rispettivi uffici legali. Il personale dell'ospedale di Vicenza che si sente sfruttato, ribadisce di  non voler entrare in logiche politiche e sottolineano la loro condizione di disagio:

«Noi amiamo il nostro lavoro e non vogliamo assolutamente cambiarlo, ma il trattamento che ci riservano a livello economico è veramente al limite della decenza, Chi sarebbe disposto a lavorare sotto queste condizioni? Con contratti ai limiti della soglia di povertà Istat? Cose del genere all’ospedale di Vicenza non sono mai successe».

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