Spv, i malori accusati dai residenti di Vallugana «sono reali»

È durissima la reazione del comitato del comprensorio maladense che controreplica a muso duro alla Regione: quest'ultima sostiene che non ci sia correlazione tra il malessere patito e le attività di scavo

alcuni esponenti del comitato di Malo-Vallugana finiti all'opsedale

I malori causati alla popolazione dal cantiere Spv di Malo tra il 14 e il 15 ottobre «sono una cosa reale» altro che le minimizzazioni propugnate dalla Regione Veneto. È durissima la reazione dei residenti della zona Vallugana dopo la presa di posizione di qualche giorno fa in laguna, precisazione nella quale si esprimeva lo scetticismo degli uffici dopo il grido d'allarme lanciato dai residenti che lamentavano seri problemi di salute dovuti alle polveri di uno dei cantieri del comprensorio. Problemi che avevano convinto sei di loro a ricorrere alle cure dei sanitari dell'ospedale di Santorso.

«Affermare che non ci sia una correlazione tra quanto avvenuto e le polveri provenienti dal cantiere risulta non solo offensivo nei confronti dei cittadini che hanno accusato malori, ma risulta pure lontano dalle evidenze empiriche che raccontano tutta un'altra storia». È questo appunto il passaggio chiave di una lunga nota diramata nella mattinata di oggi 20 ottobre dal comitato dei residenti di Malo Vallugana. Una nota nella quale si confutano punto per punto le tesi della struttura commissariale della Regione Veneto (coordinata dall'ingegnere Elisabetta Pellegrini) incaricata di vigilare sulla realizzazione della Superstrada pedemontana veneta (Spv) da parte del concessionario incaricato, ossia il consorzio italo-spagnolo Sis. Il dispaccio del comitato va oltre e cita testualmente la presa di posizione della Regione in data 16 ottobre che parlava «dell'alta sorveglianza che le compete». I dati Arpav utili alla verifica delle cifre fornite dal concessionario «sono disponibili soltanto dal settembre 2019» spiegano i residenti con un certo qual sarcasmo.

I quali poi aggiungono che, facendo riferimento ad una dimostrazione «che in primis è logica», «è vero che negli ultimi giorni, a seguito degli eventi del 14 ottobre, i residenti hanno notato e registrato maggiori attività atte a bagnare le polveri ed evitare la loro propagazione. Da un lato questo significa che, se sono stati installati gli irrigatori di acqua, la produzione e la propagazione delle polveri è un problema reale e sicuramente non assente. Dall’altro lato, però, come dimostrano le numerose testimonianze video e foto dei residenti, se tali apparecchiature», si legge nella nota, «venissero effettivamente utilizzate quotidianamente, le nuvole di polveri provenienti dal cantiere e visibili anche in lontananza non sarebbero presenti». Si tratta di parole precise che il comitato corrobora fornendo un dettagliato dossier fotografico incluso uno scatto ripreso all'opsedale di Santorso (nel riquadro). Ad ogni modo la querelle non dovrebbe limitarsi al solo ambito dialettico visto che gli stessi residenti da giorni fanno sapere che a breve si rivolgeranno alla autorità giudiziaria. «I malori accusati alcuni giorni fa - ribadiscono i residenti - sono reali».

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