Pfas, nessun passo avanti sui limiti zero: Bottacin esorta il ministro Costa

La Regione risponde anche alle dichiarazioni della consigliera regionale Cristina Guarda circa la pericolosità dei pozzi privati nelle aree contaminate

Mentre il tema dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) continua ad essere argomento di discussione a più livelli, il quadro normativo nazionale resta immutato, senza nuovi provvedimenti che vadano ad incidere su interventi e provvedimenti delle Regioni in materia di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

“A fine giugno il ministro Costa aveva annunciato la firma imminente di un decreto interministeriale per determinare i limiti ai Pfas, sostenendo di volerli porre a zero – spiega l’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin – da allora abbiamo avuto notizia dell’istituzione di una Cabina di regia e di un gruppo tecnico di lavoro, ma nessuno di questi è stato ancora convocato. Quindi, di fatto, nessun passo in avanti.”

“La Cabina di Regia risulta composta da Ministero dell’ambiente, Ministero della salute e dall’assessorato all’ambiente della Regione del Veneto – spiega Bottacin – ebbene, ad oggi, non ho ricevuto alcuna notizia in merito. Si dice nel decreto che il gruppo tecnico dovrebbe riunirsi due volte al mese e riferire alla Cabina di regia. E
nemmeno di questo si sa nulla”.

“Mi chiedo a che gioco stiamo giocando – si chiede, infine, l’assessore regionale all’Ambiente – ci aspettavamo risposte dal Ministero ed invece continuano le promesse senza che ci siano azioni concrete per porre limiti zero ai PFAS. Se il Ministero Costa, come già fatto a suo tempo da Regione del Veneto, vuole mettere i limiti zero lo faccia, ne ha tutto il potere. Ammesso che lo strumento per arrivare a questo possa essere l’istituzione di Cabina di regia e gruppo tecnico, almeno li convochi. Noi siamo  qui in attesa di poter collaborare.”

In merito alle dichiarazioni della consigliera regionale Cristina Guarda “La Regione garantisca acqua ‘zero Pfas’ a tutti i cittadini delle aree contaminate: i pozzi privati sono pericolosi”, l’Ufficio stampa della giunta regionale precisa quanto segue: Per quanto concerne i pozzi ad uso civile, fin da 2014 l’ente gestore ha stanziato dei fondi per l’estensione della rete acquedottistica a tutti gli utenti che non fossero allacciati alla rete, ma l’estensione del territorio ed il numero degli interventi fa sì che, pur essendo tutti programmati, questi siano ancora in corso. La Regione del Veneto non ha competenza né può provvedere ad imporre che tali utenze (quelli che attingo ancora da pozzi privati) siano allacciate alla rete idrica dell’acquedotto dal momento che la competenza in materia è dei Comuni, che immediatamente dopo l’emergenza hanno adottato ordinanze di divieto di uso di tali pozzi privati.

"A livello normativo nessun ente può imporre l’obbligo, che invece sussiste per l’allacciamento alla rete fognaria ove esistente - precisa la Regione -  In ogni caso, anche se fosse disposto un obbligo di tale genere, il costo dell’allacciamento, andrebbe a ricadere sulla tariffa del servizio idrico di tutti i cittadini ricadenti nel territorio servito dall’ente gestore. Per quanto riguarda i pozzi ad uso irriguo, nel 2017 la Regione Veneto ha affidato ad Arpav il monitoraggio e il campionamento gratuito dei pozzi irrigui, zootecnici e domestici nei 21 comuni della ‘zona rossa’. Per questa azione -  rivolta a tutti gli agricoltori dell’area rossa in regola con il pagamento del canone irriguo, e progettata in collaborazione con le amministrazioni comunali e le associazioni di categoria, sono stati stanziati 40.000 euro".

E ancora: "I pozzi campionati da Arpav sono stati 66: 25 ad uso irriguo (di cui 9 nel comune di Alonte), 17 ad uso zootecnico (di cui 11 nel comune di Albaredo d'Adige), i restanti 24 ad uso domestico. La risposta degli agricoltori e dei territori interessati è stata inferiore alle aspettative (si stima nell’area interessata i pozzi siano un migliaio). Passando al tema delle azioni correttive relativamente al problema dell’inquinamento delle acque ad uso irriguo, sempre nel 2017 la Regione ha messo a bando 3 milioni di euro del Programma di sviluppo rurale per offrire un sostegno economico alle aziende agricole della ‘zona rossa’ interessate dall’inquinamento dei pozzi che intendessero
attuare interventi di decontaminazione: a) allacciandosi all’acquedotto o alla rete consortile; b) spostando il pozzo in area non contaminata; c) con filtri anti-Pfas. A scadenza non sono pervenute domande di finanziamento".
 
Infine: "In tema di studi e prevenzione ambientale, già nel 2016 la Regione Veneto ha aderito al progetto europeo Phoenix – nell’ambito del programma LIFE+ 2014-2020 - per studiare strategie di governance, prevenzione e contenimento per una corretta gestione del rischio di contaminazione ambientale determinata dalla diffusione di sostanze come i Pfas e i Pfoa. Il progetto ha ottenuto un contributo comunitario di 1.264.396 euro (di cui 10 mila di cofinanziamento regionale) ed è tutt’ora in corso. Sono allo studio possibili interventi di fitodepurazione".

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