Affaire Miteni, si muove il ministero del lavoro

Dopo il caso ambientale tocca anche alla vertenza lavorativa: intanto si manifestano i primi dubbi sui conti dell'azienda oggi fallita

Un sit-in di protesta dei dipendenti della Miteni davanti alla fabbrica (foto di Marco Milioni)

Per il caso Miteni si comincia a muovere anche il ministero del lavoro. Stamani alcuni tra i principali dirigenti di via Vittorio veneto hanno preso parte ad un tavolo per conoscere i dettagli di una vicenda che non ha solo risvolti penali e ambientali (si tratta infatti di uno dei più clamorosi casi di contaminazione chimica della recente storia italiana, caso che ha colpito tutto il veneto centrale), ma che ha pure risvolti occupazionali giacché i 120 dipendenti della fabbrica di Trissino nell'Ovest vicentino, in seguito al fallimento della società avvenuto pochi giorni orsono, rischiano il posto di lavoro.

Tra gli argomenti che sarebbero stati trattati durante il briefing di oggi c'è proprio la situazione dei dipendenti in relazione alla possibilità di dare corpo a qualche forma di tutela aggiuntiva rispetto a quelle previste in situazioni del genere. In realtà del cosiddetto caso Miteni o caso Pfas (dal nome delle sostanze alla base della contaminazione) a Roma si era giá occupato il Ministero dell'ambiente.

Frattanto però i protagonisti della vicenda debbono confrontarsi anche con i bilanci della società che per decisione della vecchia proprietà ha portato i libri in tribunale. Tra gli aspetti che avrebbero destato alcune curiosità tra gli addetti ai lavori ci sarebbero svariati punti alle voci «dare al 31 luglio 2018» e «dare al 31 agosto 2018» del bilancio di verifica (uno speciale resoconto tipico della procedura di concordato) relativo giustapounto alla procedura di concordato che Miteni aveva radicato al tribunale di Vicenza prima di dichiarare fallimento.

Si tratta di voci che potrebbero aprire uno squarcio per comprendere la china imboccata dalla società durante l'ultimo anno. Tra queste ci sono consulenze per pubblicità pari a 85mila euro, rimborsi per viaggi all'estero pari a 57mila euro: e ancora spese legali, consulenze e prestazioni professionali diverse, spese di sviluppo e promozione, altri compensi per i dirigenti pari a 71mila euro: tutti ambiti che potrebbero essere oggetto di richieste di chiarimento da parte di quelle forze politiche che sulla Miteni e sul cosiddetto caso Pfas da tempo hanno avviato una battaglia i cui toni sono spesso stati accesi. Chi scrive peraltro ha interpellato anche il curatore fallimentare Domenico De Rosa per avere qualche ragguaglio in merito. Quest'ultimo però ha precisato di non essere autorizzato a parlare della vicenda Miteni.

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