Pfas, «Ecco come interferiscono con gli ormoni»

La scoperta, è stata annunciata stamani dal professor Foresta dell’Università di Padova. I derivati del fluoro sono responsabili della inibizione «della attività del testosterone»

A destra il professore Carlo Foresta (foto Marco Milioni)

«Abbiamo scoperto il meccanismo attraverso il quale i Pfas interferiscono con l’attività ormonale. È questo il risultato dello studio condotto dal nostro gruppo di ricerca dell’unità operativa complessa di andrologia e medicina della riproduzione dell’azienda ospedale dell’università di Padova».

A dare l’annuncio durante un briefing con i suoi collaboratori in sala Bresciani a palazzo Moroni nelal città del Santo è stato proprio il coordinatore del team, ovvero il professore Carlo Foresta.

«AUTOREVOLE CONFERMA»

L’autorevolezza dello studio, spiega il professore è stata certificata grazie ad una recentissima pubblicazione sulla più prestigiosa rivista internazionale di endocrinologia ovvero il «Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, una vera e propria bibbia per i professionisti del settore». La novità giunta ieri dal capoluogo euganeo apre diversi nuovi scenari. Sul piano scientifico «la ricerca italiana ha effettuato noteli passi in avanti per la comprensione di un fenomeno» che in terra veneta non ha solo una valenza scientifica visto che i Pfas, i temutissimi derivati del fluoro la cui presenza in falda è «in larga parte attribuita alla Miteni di Trissino», sono alla base di un gigantesco caso di contaminazione ambientale che ha più volte riempito le colonne dei quotidiani regionali e nazionali. «Si tratta del primo studio in assoluto al mondo che individua nel dettaglio il meccanismo della attività» oggetto della ricerca ovvero quella della interferenza col sistema ormonale. In passato questo aspetto era sì stato messo in relazione «ma sul piano scientifico - ha precisato il professore - una cosa è individuare una relazione, una cosa è individuare il meccanismo che ne è alla base». Parole che rendono la mole dello studio che gioco forza ha dovuto tenere conto di ambiti medici, chimici, biologici e statistici, che in casi del genere debbono camminare di pari passo. 

Recenti studi, fa sapere Foresta che è un luminare nel suo settore in Italia, hanno riportato conseguenze sulla salute pubblica a diversi livelli nelle popolazioni esposte a elevate dosi dei Pfas. L’organismo li scambia per ormoni interferendo con l’azione delle ghiandole endocrine, causando malattie a breve e a lungo termine. Queste sostanze possono alterare l’equilibrio ormonale che è fondamentale per la crescita e lo sviluppo del feto e del bambino: le persone più esposte hanno un maggior rischio di patologie riproduttive infertilità, abortività, endometriosi ed altro), di disturbi comportamentali nell’infanzia e forse anche di diabete e di alcuni tipi di cancro (testicolo, rene, prostata). Molte di queste patologie associate all’inquinamento da Pfas si sviluppano in organi sensibili agli ormoni testicolari, ed in particolare al testosterone. Queste tesi peraltro sono state sintetizzate in un documento di 22 pagine consultabile da tutti

«TESTOSTERONE INIBITO»

«Sulla base di questa osservazione - spiega lo scienziato - abbiamo dimostrato in sistemi cellulari in vitro che i Pfas si legano al recettore per il testosterone, riducendo di oltre il 40% l’attività indotta da questo ormone. Nel maschio il testosterone è fondamentale per lo sviluppo uro-genitale. Non solo, l’elevata presenza di Pfas all’interno della circolazione fetale in donne in gravidanza residenti in zone inquinate potrebbe determinare anomalie nel corretto sviluppo».

Ma quali sono alcuni effetti pratici sugli esseri umani? A questo scopo, i ricercatori hanno valutato lo sviluppo e la funzione testicolare in 212 giovani di età compresa tra 18 e 20 anni esposti all’inquinamento da Pfas nelle aree della regione, sostanzialmente il Veneto centrale tra Veronese, Vicentino e Padovano, considerate le più a rischio. «Confrontando i risultati con quelli ottenuti in un analogo gruppo di controllo di giovani non esposti a questo inquinamento -  continua Foresta - è emerso che negli esposti la distanza tra ano ed organi genitali, determinata dalla stimolazione del testosterone in fase fetale, era significativamente inferiore ai controlli. Questi risultati suggeriscono un’interferenza in fase embrionale sullo sviluppo del sistema riproduttivo e i Pfas, così come altri interferenti endocrini non considerati in questo studio, possono essere coinvolti. Nei soggetti esposti, anche il volume testicolare risulta essere ridotto, così come la lunghezza dell’asta del pene. Infine, abbiamo osservato una concomitante riduzione del potenziale di fertilità, sebbene entro i limiti di normalità, che potrebbe essere un fattore di rischio di infertilità».

CORRELAZIONE CON L’INCHIESTA GIUDIZIARIA

E quali ripercussioni potrebbe avere la pubblicazione di questo studio sulla ponderosa inchiesta sul caso Pfas che la procura della repubblica di Vicenza sta conducendo da molti mesi?

«Se l’autorità giudiziaria vuole trovare un nesso di causalità, questo è il primo studio che lo dimostra».

Alla fine dell’incontro Foresta ha fatto anche alcune considerazioni in termini più generali. Ha spiegato che tra le soluzioni che si potrebbero prospettare per pulire il sangue delle persone contaminate, l’espressione è gergale, a determinate condizioni la plasmaferesi può portare dei risultati ma a patto che sia sottoposta ad un serio protocollo di sperimentazione. Si tratta di parole precise che circostanziano un quadro normativo in cui al momento questa pratica, almeno per i derivati del fluoro, non è permessa dal ministero «anche se le regole possono cambiare dato che è cambiato il governo». Allo stesso tempo il professore ha rimarcato che la comunità medica deve cominciare ad occuparsi in modo più vigoroso dell’argomento coinvolgendo la popolazione, specie quella più interessata, con una rigorosa, chiara ed accessibile attività di divulgazione da portare avanti con l’appoggio di tutte le autorità. Ad ogni modo l’attività del gruppo di ricerca coordinato dal cattedratico padovano non si interrompe oggi. «Stiamo portando avanti un’altra ricerca - sottolinea il professore - i cui risultati esporremo non appena saranno definitivi».

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