L'estate ad ottobre, minime come fossero massime: quando finirà?

Le alte e anomale temperature del mese sembrano essere il segno definitivo di un cambiamento climatico tanto drastico quanto reale. Marco Rabito di Serenissima Meteo:«Situazione destinata a perdurare»

Gli alberi in viale Trento il 21 ottobre

I colori dell'autunno, il giallo, il rosso e il marrone ospitano ancora il verde tipico della stagione estiva, quel verde su ancora molti alberi che indica la strenua resistenza dell'estate ad andarsene. In questi giorni di ottobre, dall'inizio fino alla coda del mese il termometro ha segnato temperature minime che hanno raggiunto i 16°C e massime con picchi di 25°C, con una percezione della stagione autunnale completamente fuori fase.

«I valori minimi registrati domenica poco prima dell'alba in Veneto risultano in tante località sovrapponibili ai valori massima tipici dell'ultima decade di ottobre degli anni 60', 70' e 80 ' del secolo scorso», spiega Marco Rabito di Serenissima Meteo. «In quegli anni, dopo il 20 di ottobre, era ragionevole avvicinarsi agli zero gradi in pianura durante la notte, si osservavano talvolta anche le prime brinate. Oggi usciamo in mezze maniche».

È difficile dire quando finirà l'estate ottobrina  che da oggi entra nella "settimana più strana dell'anno". I prossimi giorni saranno infatti caratterizzati da scenari opposti: temporali in alcune regioni, e picchi di 30 gradi anche nella fase finale di ottobre; un autunno davvero "pazzo". Per il meteorologo, il tepore attuale durerà quanto meno fino al termine del mese. «Questa situazione meteorologica anomala è destinata a perdurare, temporaneamente anche a peggiorare attorno a metà settimana con valori che probabilmente verranno ulteriormente ritoccati verso l'alto», sottolinea Rabito, che ricorda come una situazione molto simile si verificò lo scorso anno: «In Altopiano di Asiago il cambio dei colori nella vegetazione ritarda... oggi come l'anno scorso.Poi arrivó la bastonata, terribile, della Tempesta Vaia, a cercare un po' di equilibrio».

Nel 2018 la prima brinata arrivò abbondantemente dopo la metà di novembre, quest'anno è difficile prevederlo, come è difficile prevedere - anche se nessuno nasconde il timore - che si possano scatenare fenomeni meterologici che gridino all'emergenza.  «Sono osservazioni meteorologiche senza pretese di essere ricondotte ad un clima che inesorabilmente cambia, però quando di anno in anno e per un periodo lungo continui ad osservare un trend simile, se vogliamo anche peggiorativo, al clima bisogna necessariamente fare riferimento», aggiunge Rabito.

Un cambiamento che non si può più ignorare e che è entrato a far parte della nostra vita, con tutte le conseguenze del caso. «I nostri ragazzi, soprattutto i più giovani, sono nati e cresciuti in questo clima mutato e la loro ridotta esperienza di vita rende loro difficile esprimere confronti. Per noi adulti invece è tutto diverso. Noi c'eravamo. Quel clima l'abbiamo vissuto ed è impossibile non osservare come tutto sia cambiato». 

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