"Meglio un mafioso in casa che un capannone chiuso": il punto di Alessandro Ambrosini

Le mafie in Veneto e anche a Vicenza sono ben mimetizzate. È un dato di fatto. Non è importante capire e sapere da dove arrivano i”schei”. L’importante è averli, usarli, possederli

“La mafia? La xe in Sicilia. La xe a Milan. La xe a Roma”.

E’ questo il sentire per la maggior parte della gente in Veneto e a Vicenza. Se il problema sicurezza è tra i primi tre posti per quanto riguarda le preoccupazioni dei veneti e dei vicentini, lo stesso non si può dire per questa parola: mafia.

Quando parli di infiltrazioni mafiose nel tessuto imprenditoriale e sociale della regione o della città hai la netta sensazione di compiere un atto di lesa maestà nei confronti della storia della tua terra. È quasi offensivo parlare di ‘ndrangheta o camorra a Vicenza o nel vicentino, o peggio sembra quasi disturbare quando racconti di aziende sotto usura del cappio criminale o dei rapporti che intercorrono tra i colletti bianchi della criminalità e l’imprenditoria veneta.

Le mafie in Veneto e anche a Vicenza sono ben mimetizzate. È un dato di fatto.

Dalle aziende al calcio: l'ex boss della 'ndrangheta racconta Vicenza

Lo abbiamo sentito dalle parole di Luigi Bonaventura, un ex capo cosca che proprio nel vicentino è stato mandato a “svezzarsi” per capire le modalità, la psicologia, le debolezze del popolo veneto. Perché le “lavatrici” devi sapere come funzionano per usarle e Vicenza ha questo ruolo privilegiato.

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Lo leggi nelle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia, lo intuisci quando vedi aziende modeste decollare e poi cadere fragorosamente in un battito di ali, lo studi nelle carte della camera di commercio quando scopri piccole imprese familiari cambiare ragione sociale e finire con amministratori di qualche paesino del sud, magari ottuagenari o nullatenenti. Non è importante tutto questo per la maggior parte dei veneti. Non è importante capire e sapere da dove arrivano i”schei”. L’importante è averli, usarli, possederli. Che siano frutto del traffico di stupefacenti, di migranti, di armi poco importa. Ciò che conta è che il rischio sia minimo e la resa massima. Che non ci siano sparatorie, morti. Quelle sono cose che fanno “a casa loro”, nel profondo sud. In “terronia”.

Chi se ne ciava?

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