Infrastrutture, un’inchiesta colossale spazza Nordest e Veneto

Autostrade, aeroporti e contratti nel mirino. Fari puntati anche sulla Spv: perquisizioni e sequestri in mezza Italia

Un cantiere della Pedemontana (foto da Facebook di Massimo Folesa)

Il Nordest e più segnatamente il Veneto sono l’epicentro della burrasca giudiziaria seguita ad una maxi operazione della Guardia di finanza friulana coordinata dalla procura della Repubblica di Gorizia che da stamani sta facendo il giro dei media del Paese. A finire nel mirino degli investigatori per presunte malversazioni di natura penale, anche in ambito ambientale, che a vario titolo avrebbero interessato la definizione e la messa in opera di decine di appalti pubblici (realizzati e in fase di realizzazione), ci sono progetti di primissimo piano: a partire dalla Pedemontana veneta, l’asse autostradale che dovrebbe connettere l’Ovest Vicentino alla cintura nord di Treviso e che attualmente è il più importante tra quelli «cantierizzati» in Italia.

FILONE SPV

Tra i soggetti presi di mira dalle Fiamme gialle infatti c’è il «Commissario delegato per l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nel territorio delle province di Treviso e Vicenza, titolare della realizzazione della Pedemontana Veneta». Si tratta dell’organo governativo sotto la cui egida sono iniziati i cantieri della Pedemontana, meglio nota come Spv o Montecchio Maggiore Spresiano. Questa struttura commissariale per vero è decaduta tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 poiché la legge nazionale non ne ha più previsto il rinnovo. Il concedente dell’opera quindi è divenuto la Regione Veneto mentre il concessionario incaricato della realizzazione e della gestione è rimasto il gruppo Sis-Spv che fa riferimento ad un raggruppamento italo-spagnolo formato dalla famiglia Dogliani (una casata imprenditoriale molto nota in Piemonte) e il colosso delle costruzioni iberico Sacyr. La struttura commissariale nazionale, quando era in vita, è stata sempre presieduta dall’ingegnere Silvano Vernzzi, oggi amministratore delegato di Veneto strade.

CAV E VESTRA 

Anche quest’ultima peraltro è finita nel mirino degli investigatori. Veneto Strade, che ha sede a Mestre in terraferma veneziana, è nata come soggetto partecipato dalle province del Veneto e dalla Regione, ma a seguito di alterne fortune sta passando sotto il controllo di Anas, che è poi il braccio operativo del governo per le concessioni autostradali. Assieme a Veneto strade anche un altro pezzo da novanta delle infrastrutture del Triveneto è rimasto invischiato nell’inchiesta. Si tratta di Cav (Concessioni autostradali venete) ovvero del concessionario del passante di Mestre, della tangenziale di Mestre e del raccordo con l’aeroporto Marco Polo di Tessera. Pure Cav, come Veneto strade, nota anche come VeStra, sta entrando nell’orbita di Anas. La quale a sua volta è interessata dal lavoro degli investigatori. 

ASSE VENEZIANO

Sull’asse che dalla città di Marco Polo porta ad oriente c’è poi il filone che riguarda Autovie venete, ovvero la spa concessionaria dei tronchi autostradali compresi tra la tangenziale di Mestre e Sistiana, tra Palmanova e Udine, tra Portogruaro, Pordenone e Conegliano, tra Villesse e Gorizia. Quanto al versante nord, sempre in tema di autostrade analoga sorte è toccata anche a Autostrade per l’Italia, la spa riferibile alla famiglia Benetton quale concessionaria di numerose tratte autostradali tra cui la Venezia-Belluno e la Udine Sud-Tarvisio. C’è poi un filone specifico che relativo al Commissario delegato per l’emergenza della mobilità riguardante la A4 nel tratto Venezia-Trieste e per il Raccordo Villesse-Gorizia.

FILONE AEROPORTUALE

Per quanto riguarda il Veneto (ma l’indagine coinvolge alcune tra le più importanti regioni del Paese) c’è anche un filone aeroportuale. I detective in divisa infatti hanno rivolto la loro attenzione sugli scali di Venezia passando al vaglio le carte del gestore dello stesso scalo ovvero della Save, una spa pubblico-privato a prevalente capitale privato. Non molto diverso è quanto accaduto ad Aer Tre e Catullo le quali sono le società che rispettivamente controllano gli aeroporti di Treviso e Verona e che a loro volta sono controllate da Save.

LE PERQUISIZIONI

I provvedimenti di sequestro e perquisizione riguardano invece le sedi amministrative di centoventi società nonché i domicili di duecentoventi soggetti ubicati in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto-Adige, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna. Le prossime ore saranno decisive per conoscere il dettaglio delle singole posizioni rispetto ad un procedimento penale che appare di dimensioni colossali e che per questioni di competenza potrebbe suddividersi in più rivoli.

LE RAGIONI E IL FUTURO DELL’INCHIESTA

Stando ad una nota trasmessa stamani dalla Guardia di finanza di Gorizia, da un accertamento della quale l’inchiesta si è poi via via allargata al resto del Paese attraverso una analisi comparata della condotta delle stazioni appaltanti, l'inchiesta stessa «ipotizza turbative d'asta tra le imprese coinvolte per effetto di pratiche collusive, ma anche frodi nella realizzazione di ponti, viadotti, cavalcavia, sottopassi, gallerie, piste aeroportuali costruite utilizzando materiali difformi da quelli dichiarati». Tanto che nella «realizzazione delle opere appaltate sarebbe stato impiegato materiale non certificato. I quantitativi di materiale descritto dal capitolato sarebbero stati inferiori a quanto prescritto e fatturato, con conseguenti violazioni anche di natura ambientale». Tra le violazioni al codice penale che sarebbero state ipotizzate dai magistrati ci sono la turbativa d’asta, inadempimenti vari e le frodi nelle pubbliche forniture, i subappalti irregolari e la concussione: in svariati casi con l’aggravante della associazione a delinquere. Non è da escludere che dall’inchiesta si svilupperanno nuovi filoni, ma al riguardo i magistrati, almeno per quanto concerne i dettagli, si sono stretti nel riserbo più assoluto.

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