Brendola, dopo il rogo divampano le polemiche

L'incendio alla Isello Vernici scatena una querelle dietro l'altra: da palazzo Trissino fino alla Regione Veneto

Un momento dell'incendio alla Isello di Brendola (Marco Milioni)

Dopo il rogo alla Isello di Brendola divampa la polemica politica. Nel capoluogo berico maggioranza di centrodestra e opposizione di centrosinistra se le suonano di santa ragione sulla qualità della informazione che l'amministrazione avrebbe fornito alla cittadinanza dopo l'incendio. A livello regionale è l'opposizione di centrosinistra a chiedere lumi all'esecutivo di centrodestra capitanato dal leghista Luca Zaia.

L'INTERROGAZIONE

La prima bordata è arrivata per una interrogazione che il centrosinistra ha depositato in sala Bernarda ieri e che porta la firma di Cristiano Spiller e Isabella Sala (entrambi del Pd) nonché di Ciro Asproso (Coalizione civica). Il documento oltre a ricostruire brevemente la vicenda. «La notizia dell'incendio e del successivo allarme per l'inquinamento dell'aria si è diffuso in tutta la provincia molto velocemente grazie ai social e ai mezzi di comunicazione. I social in particolare, però, hanno anche la capacità di diffondere con estrema rapidità informazioni errate o eccessivamente allarmiste; è pertanto necessario che le fonti di informazione ufficiali siano in grado di fornire tempestivamente risposte chiare ed univoche. Ciò però non si è verificato nel corso dell'emergenza di lunedì». Poi un'altra serie di addebiti: «Alle ore 18.54 sul sito del Comune compariva la notizia dell'annullamento, a titolo precauzionale, del concerto “Viva Verdi” in quanto, in assenza di dati da parte dell'Arpav, permaneva l'indicazione di non sostare all'aperto».

E ancora: «La notizia che i dati dell'Arpav sarebbero giunti solo in serata però era nota già dalle ore 16.00, come riportato dai media locali. Non si comprende pertanto perché, sempre a titolo precauzionale, non sia stata emessa un'ordinanza (e non una semplice indicazione) per vietare qualsiasi evento organizzato in città all'aperto fino al momento in cui i dati dell'Arpav non avessero escluso pericoli per la salute pubblica. I musicisti e i coristi del concerto “Viva Verdi” hanno continuato a provare fino alle ore 19.30, quando il Sindaco in persona ha dato l'annuncio dell'annullamento. Fino a quel momento sono rimasti esposti alla possibile contaminazione, nonostante si fosse a conoscenza del rischio. Tutte le altre iniziative all'aperto organizzate in città si sono svolte regolarmente: il cinema sotto le stelle ai Chiostri di Santa Corona e la canicola estiva a San Pio X ne sono un esempio. Non si capisce perché la precauzione dovesse riguardare solo Piazza dei Signori e non tutto il territorio comunale; se, come afferma il Sindaco, la sua priorità è la salute dei suoi concittadini, avrebbe dovuto immediatamente emanare un'ordinanza che vietasse le manifestazioni all'aperto in tutto il comune fino a che i dati dell'Arpav non avessero escluso alcun inquinamento. Anche la mattina del 2 luglio, fino a comunicazione delle ore 9.15, si è svolta tra mille dubbi. La comunicazione dell'Arpav su una concentrazione di benzene 20 volte superiore al consentito non poteva lasciare tranquilli in particolare i genitori che quella mattina dovevano accompagnare i figli ai centri estivi».

La premessa è sfociata in una serie di quesiti indirzzati alla giunta di centrodestra: «La gestione dell'emergenza di lunedì 1 luglio è risultata invece approssimativa e intempestiva e lo sconcerto di molti cittadini è più che motivato. Indagare le cause di questa inefficienza e verificare le responsabilità non è sciacallaggio politico, ma è la condizione necessaria per migliorare l'organizzazione e risultare più pronti ed attrezzati nella successiva emergenza». Tanto che i tre tra le altre chiedono di sapere: «A che ora sono stati avvisati dell'incendio e della possibile emergenza ambientale... Quale è stato il ruolo della Provincia nella gestione dell'emergenza... Perché non si è deciso di emanare un'ordinanza che sospendesse immediatamente tutte le manifestazione all'aperto nel territorio comunale... Perché alla sospensione del concerto “Viva Verdi” non è seguita analoga sospensione delle altre manifestazioni all'aperto».

IL J'ACCUSE DI COLOMBARA

Per vero il centrosinistra si era mosso anche il girono prima con una nota diramata dal consigliere Raffaele Colombara (lista Quartieri al centro) il quale aveva avuto da ridire sulle contraddizioni che a suo dire avrebbero caratterizzato l'amministrazione nella gestione dell'emergenza. Più segnatamente Colombara sostiene che le incertezze che hanno contraddistinto lo svolgimento del concerto “Viva Verdi” si sarebbero riverberate con problemi non di poco conto sulla possibilità da parte dei commercianti di fruire in piazza dei Signori degli spazi tradizionalmente occupati dagli ambulanti: «Siamo di fronte all'ennesima pessima figura dell'assessore alle attività produttive Silvio Giovine - si legge nella nota di colombara - il quale pare assai concentrato sulle dichiarazioni sui social o sulla stampa, peraltro puntualmente smentite alla prova dei fatti. La piazza ancora tutta allestita per il concerto, in mattinata è occupata dalle sedie e, soprattutto, nessuna direttiva nonostante l'assessore Giovine dichiari alla stampa che, pur mantenendo il palco del Viva Verdi, lo spazio per le bancarelle ci sarebbe stato...». Poi la critica si fa al vetriolo: «Al mattino alle 7.30 la situazione appariva surreale con i commercianti chiusi sui loro furgoni da diverse ore in attesa di capire il da farsi... L'assessore è convinto che anche gli operatori del mercato abbiano la sua stessa sveglia».  

IL SINDACO NON CI STA

Dal canto suo la giunta con il primo cittadino Francesco Rucco (civico a capo d'una coalizione di centrodestra) si difende con le unghie e coi denti: «La mia priorità di sindaco è la tutela della salute pubblica. Non vi è stata alcuna approssimazione nella gestione delle informazioni precauzionali che abbiamo dato alla cittadinanza in seguito all'incendio di Brendola attraverso tutti gli strumenti di cui è dotato il Comune. Spiace assistere a un vero e proprio sciacallaggio politico messo in atto dai consiglieri del centro sinistra da cui mi sarei piuttosto aspettato, come sempre dovrebbe avvenire in questi casi, interesse per l'evolversi della situazione ed eventuale disponibilità a collaborare».

Questo il significato di una lunga nota diramata ieri l'altro rispetto alla quale Rucco aggiunge un altro concetto: «Grazie alla disponibilità del personale è stato riattivato il call center telefonico dell'ufficio relazione esterne che ha risposto a circa 300 chiamate... rassicurando i cittadini sulle misure cautelari e non emergenziali suggerite. Analoga attività ha svolto fino a tarda sera il comando di polizia locale. Il sindaco, l'assessore all'ambiente Simona Siotto e quello alla protezione civile Matteo Celebron sono sempre stati presenti a Palazzo Trissino, monitorando l'evolversi della situazione in stretto contatto con Prefettura, assessorato regionale alla protezione civile e Arpav».

L'ASSESSORE DICE LA SUA

Anche Giovine ieri l'altro ha replicato alle accuse con una nota diffusa nel pomeriggio: «Questa mattina la polizia locale ha monitorato la situazione, non rilevando alcuna criticità particolare all'ingresso della piazza... Nessuna lamentela ufficiale, del resto, è stata presentata dai titolari dei banchi che si sono dimostrati molto più responsabili e comprensivi di chi, in queste ore, in sfregio alla salute pubblica sta strumentalizzando una decisione coerente con la situazione di oggettiva criticità... Il mio ringraziamento, quindi, va agli ambulanti della piazza, con i quali sono riuscito ad instaurare un ottimo rapporto di collaborazione sin dal giorno del nostro insediamento».

PROBLEMA AD AMPIO RAGGIO

La vicenda del rogo di Brendola, al di là delle ricadute polemiche del capoluogo, sta travalicando i confini provinciali. Tra le tante ci sono i timori per gli inquinanti (sia quelli dovuti alle schiume antifiamma, sia quelli dovuti ai contaminanti diffusisi dopo l'incendio), finiti nel torrente Brendola che piano si stanno propagando nel sistema idrico «minacciando anche alcune aree del Veronese».

I TIMORI DI GUARDA E ZANONI

Proprio questi timori sono stati al centro di un lungo dispaccio diffuso ieri da due consiglieri della Regione Veneto. Si tratta della leonicena Cristina Guarda (Amp) e del trevigiano Andrea Zanoni del Pd. «In seguito al rogo che ha devastato la ditta Isello... chiediamo ad Arpav un accesso agli atti e di fornire i dati relativi al monitoraggio sullo stato delle acque superficiali e dell'aria, del flusso dei fumi di combustione e delle aree geografiche di ricaduta dei contaminanti».

La nota, pubblicata ieri da Arv, l'agenzia di stampa della Regione Veneto, fa riferimento alle polemiche seguite ad un avvenimento preciso. Quello del cosiddetto collasso che avrebbe interessato alcune barriere anti inquinamento poste da Arpav lungo alcuni corsi d'acqua. Le piogge e il vento degli giorni avrebbero squassato in alcuni punti questi dispositivi di protezione permettendo ai contaminanti di diffondersi in modo non previsto. «La consapevolezza ambientale in crescita nelle nostre comunità obbliga tutti noi ad un ulteriore salto di qualità - aggiungono i due - che affianchi all'azione di monitoraggio di Arpav un sistema di intervento coordinato con la Regione ed i comuni per la comunicazione efficace ai cittadini e la messa in atto di concrete azioni preventive. Per questo chiediamo chiarimenti».

In tal senso Zanoni spiega che le opposizioni al riguardo stanno preparando anche una interrogazione. «Con la quale - sottolinea quest'ultimo - chiederemo lumi sull'iter amministrativo che negli anni ha permesso di ampliare uno stabilimento che inizialmente aveva dimensioni ben diverse. Vogliamo sapere se vi siano autorizzazioni che negli ultimi anni sono state concesse o rinnovate. Vogliamo sapere chi è stato o chi sono stati i responsabili di tali pratiche. Vogliamo capire quale sia stato il ruolo del comune di Brendoa, quello della Provincia di Vicenza, quello della Regione Veneto ed eventualmente quello delle sue agenzia speciali come Arpav».

L'INDISCREZIONE

Frattanto anche la magistratura ha cominciato a muoversi. Dalle prime indiscrezioni filtrate a palazzo di Giustizia sembrerebbe che un fascicolo per incendio colposo sia stato aperto dal pm Cristina Carunchio, che è specializzata in reati ambientali. Ovviamente non è escluso che i capi d'accusa possano cambiare in ragione dei riscontri che in procura stanno arrivando da carabinieri, Arpav e soprattutto dai vigili del fuoco.

Tra le ipotesi investigative che gli spacialisti potrebbero passare al vaglio c'è quella di un errore umano. Alcune lavorazioni in capo ad imprese come la Isello comportano l'utilizzo di resine particolari. Alcune di queste se i contenitori si seccano diventano facilmente infiammabili e anche una scintilla dovuta ad una banale carica elettrostatica può essere fatale se si verificano alcune circostanze sfavorevoli, compresa la distrazione.

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