Il Sigillo 12: Bye bye, baby

Scoperta la villa dell'organizzazione criminale e scoperti a loro volta, Ruiz e Debora passano il classico "brutto quarto d'ora". Ma, come sempre in questa storia, nulla è come sembra

Il sigillo

Il ghigno di Brizzi è nervoso mentre preme la canna della pistola contro l’occhio destro di Ruiz. La tentazione di sparare a questo “ficcanaso” è forte.

Lo si vede dalla carnagione della mano che si schiarisce mentre impugna l’arma, la pressione aumenta secondo per secondo. Ruiz non fiata, è inginocchiato con le mani legate con una fascetta da elettricista. Lo guarda con l’occhio sinistro senza nessuna espressione di paura. Non lo guarda con sfida ma con disprezzo. Quel disprezzo che in cuor suo ha sempre provato sin da quando è stato mandato da uno dei commissariati romani, per dare un segnale della presenza del Governo centrale a una delle roccaforti leghiste.

Non ha mai sopportato quell’aria da funzionario, sempre perfetto nel suo abbigliamento da “yes man” dei piani alti. Quelli che stanno in palazzi antichi e inaccessibili e che giocano a risiko con la gente. Ma ora è diverso. Ora il disprezzo viene dalla divisa infangata, dal giuramento allo Stato tradito, dalla storia calpestata di chi rappresenta. È velenoso Brizzi, come un serpente, un “sangue freddo” che sta perdendo il controllo.

Piccolo insetto. Si, sei un piccolo insetto da schiacciare Ruiz. Ma sarebbe troppo veloce il tutto. Tu sei di una specie che merita la sofferenza, merita di rendersi conto che la vita sta finendo. Te e questa “mignotta da du spicci” che ha ben pensato di svenire dalla paura.

Finalmente Brizzi, finalmente ti scopri per quello che sei. Un venduto, un traditore infame. Te la prendi anche con una cassiera di una sala scommesse. Sei proprio quel mezzo uomo che ho sempre pensato.

Zitto Ruiz! Zitto. Tu non hai capito un cazzo – urla il capo della Mobile mentre i suoi occhi si iniettano di sangue- zitto, piccolo scribacchino. Tu non conosci quanto potente è il Sigillo, non sai che sei una marionetta nelle nostre mani. Sei solo un numero, un nome scritto su una carta d’identità. Noi siamo tutto.

Tu sei fuori di testa, sei completamente impazzito. Vi scopriranno e verrete condannati all’ergastolo. Siete finiti.

Brizzi rotea il braccio e colpisce il volto di Ruiz con la canna della pistola, ridendo nervosamente. Il colpo è forte e rompe il naso del reporter facendo uscire degli zampilli di sangue che sporcano le scarpe del poliziotto.

Tu non sei un poliziotto, sei un macellaio. Bastardo. Almeno spiegami cos’è il Sigillo e perché tutti quei morti. Lo merito no? Come ultimo desiderio almeno. So che non risparmierai neanche lei, che sa bene chi sei. Dai, fai l’uomo e spiega come si diventa una merda quale sei

Brizzi pulisce la canna sporca di sangue sulla giacca di Ruiz e lo guarda con aria soddisfatta

Da dove vogliamo iniziare? Da chi siamo? Non lo so nemmeno io chi siamo veramente. Conosco qualcuno superiore a me e i miei sottoposti, quelli che vedi. Non serve molto per comandare in questa città. Noi siamo, e basta. Trattiamo parallelamente al crimine con i loro stessi business. Droga, mignotte e “pulizia delle strade”, dai mafiosetti siciliani. Ma con intelligenza. Non è un mondo che va salvato, è un mondo corrotto che non cambierà mai. E io non sono un prete. Merito altro

Tu meriti la galera, figlio di puttana

A colpirlo questa volta è Savino. Un calcio in faccia che fa stramazzare a terra Ruiz facendolo rannicchiare in posizione fetale

Hai insegnato bene ai tuoi cani come colpire una persona legata – ringhia il reporter rimettendosi in ginocchio – Non mi hai detto perché hai ucciso il ragioniere e il “picinin” a Campo Marzo. E poi che è sta mania di sparare sulla mano destra? Un segno distintivo che capite solo voi?

Bravo Ruiz, vedo che qualcosa la capisci. Vedi, noi “giochiamo” in ogni città e ad ogni livello. Serve ad altri per capire che non devono intervenire o curiosare. Che la cosa rimane “in famiglia”. Il ragioniere e il “picinin” stavano per venderci a un clan mafioso di Milano che ha contatti con quelli della Mala veneta. E non volevano vendere solo la piazza, ma soprattutto noi. Dei pazzi scellerati

Sei stato un buon maestro Brizzi

Adesso basta Ruiz, io devo andare in questura che sembra ci sia una grossa retata in corso dei nostri “cugini” e devo monitorare. Chissà cosa sarà. Peccato che tu non potrai scriverne. Andiamo Savino. Il discorso lo sistema Morello con questi due insetti. Ciao Ruiz, salutami i tuoi angeli

Crepa Brizzi, insieme a tutta la tua genia di infami

Brizzi se ne va, ridendo fragorosamente. Appena la macchina del capo della Mobile si allontana, Morello sveglia Debora e la fa alzare insieme a Ruiz.

Dai muovetevi, andate verso l’uscita – puntando la pistola alla nuca della ragazza – nessuno scherzo Ruiz. Le faccio saltare la testa appena fai mezza mossa sbagliata.

Dove andiamo Morello?

Non chiedere niente, non devi sapere niente. Non devi proprio parlare

Debora trema come una foglia, quasi non riesce a parlare.

Che succede Ruiz? Dove stiamo andando? Perché questa pistola? Ruiz rispondi!

Stai tranquilla Debora, deve solo fare il duro. Fra un po’ torniamo a casa mia e mi prepari qualcosa da mangiare

Che cazzo dici Alessandro. Che cazzate mi stai raccontando? Questo ci vuole morti

Fanno il giro della casa e si ritrovano nel retro della villa. Un piccolo giardino che finisce a strapiombo su un bosco sottostante. Come panorama la loro città, quella città che hanno amato e odiato in ogni secondo della loro vita- È piena di luci, è Natale ormai.

Inginocchiatevi – intima Morello mentre avvita il silenziatore alla sua pistola.

Ruiz, ho paura – urla Debora singhiozzando

Non aver paura, sono qui con te. Appoggiati a me.

Morello non parla e scarrella l’arma pronto a far fuoco. Lo fa lentamente. Come se gli pesasse ammazzare due innocenti. Deglutisce e fa un respiro profondo. Alza la pistola fino alla nuca di lei, senza appoggiarla per non farle sentire che il momento della morte è arrivato.

Se non vuoi morire all’istante butta la pistola senza neanche fiatare. Dai mona, ti lascio due secondi per farlo. Poi sparo e non mi chiedo neanche se ho fatto bene o male.

Il tono di chi stava appoggiando, con forza, la canna di un calibro nove alla testa di Morello è quello di una voce conosciuta. Quella dell’Ispettore capo Lunardon. Morello non muove un muscolo e trattiene il respiro alzando al cielo la pistola insieme all’altra mano.

Era uno scherzo Lunardon. Che pensavi veramente che volessi farli fuori? Me l’ha ordinato Brizzi perché li avevo trovati dentro al giardino della villa. Voleva far passare un brutto quarto d’ora a questo ficcanaso.

Nel frattempo, uomini con il mephisto in volto scivolano dall’ombra e disarmano Morello ammanettandolo.

Morello, risparmia il fiato. Abbiamo sentito tutto. Sappiamo ogni cosa di te, Savino e Brizzi. Anzi, se proprio vuoi farti un favore, dimmi subito i nomi dei vostri complici. E non farmi perdere tempo. Non go voja de spetare.

Secondo me non sa niente Lunardon. È solo una pedina fetente e inutile – ringhia Ruiz guardando il suo boia con la testa bassa – È Brizzi che casomai può dare qualche buona risposta. Anche se dubito che lo farà.

Tranquillo Ruiz, ci pensiamo noi. Lo stanno già aspettando in questura per ammanettarlo. Lui e Savino. Bella l’idea vero di metterti una microtelecamera nel giubbetto. Nessuno penserebbe che un cane di strada come te possa avere questi miracoli della scienza.

Lunardon, ma vaffanculo. Non potevate intervenire prima? Questo pezzo di merda ci stava ammazzando come cani. Avete registrato tutto?

Si si tranquillo. Tutto ascoltato e registrato. Sono già con un fine pena mai sul groppone questi. Comunque Morello era sotto tiro di uno dei nostri tiratori scelti da quando siete usciti di casa. Non avete corso grandi rischi

Lunardon. Vaffanculo. Andiamo a prendere quell’infame di Brizzi.

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