La Triplice: inquietudine per il futuro di Aim

Cgil, Cisl e Uil sono preoccupate per il risiko delle alleanze delle multiutility: «No a spezzatini»

La sede Aim

Con una nota diramata venerdì la Triplice di Vicenza si dice molto preoccupata per il futuro di Aim, la municipalizzata del capoluogo berico. Il recente cambio di scenario, che in un primo momento prevedeva una fusione con la veronese Agsm, è mutato. E adesso che si parla di incorporazioni possibili con alcuni colossi nazionali del settore l'ansia dei lavoratori è diventata palpabile. «È chiaro che siamo di fronte ad un nuovo cambio di strategia, che apre scenari molto diversi rispetto a quanto ci era stato detto nei mesi scorsi» dal sindaco Francesco Rucco.

«Come sindacato - si legge nella nota di Cgil, Cisl e Uil - che ha a cuore il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori AIM ed il futuro dei servizi pubblici erogati da un’azienda che rappresenta una risorsa della nostra città, esprimiamo preoccupazione per questa continua modifica di strategia e mancanza di una visione chiara sul futuro».

Poi un altro accenno: «Ribadiamo con fermezza i punti fermi che la stessa azienda ha affermato di condividere: no a smembramenti delle attuali società di Aim; no a cedere la governance a Verona oppure a Milano; sì alla centralità del territorio vicentino; sì al mantenimento della proprietà pubblica di Aim; sì a investimenti per uno sviluppo industriale; sì al mantenimento degli organici attuali». In questo senso i sindacati si dicono pronti anche ad avviare una fase di mobilitazione.

Frattanto però il risiko delle municipalizzate venete pare essere diventato un risiko che riguarda in primis la politica nazionale. Vicenzatoday.it aveva peraltro già toccato l'argomento non più tardi del 9 luglio scorso. «Da alcuni giorni - fa sapere un deputato del Carroccio che chiede l'anonimato - si leggono sui quotidiani le più disparate ipotesi tra alleanze e fusione che riguardano le multiservizio venete e pure i alcuni big palyer nazionali, vale a dire Aim, Agsm, Ascopiave, la bresciana A2A e la emiliana Hera. Quanto a Vicenza e Verona, ma in buona parte anche per Ascopiave, il punto non è - prosegue il deputato - chi va con chi, motivo per cui ogni scenario di aggregazione può avere una sua plausibilità. Il punto è tenere il prezzo di acquisto il più possibile basso. Questa è la mira inconfessabile di chi acquista».

Appresso un'altra valutazione: «È chiaro che una scelta del genere sarebbe un colpo per i comuni che da anni fanno affidamento sui dividendi, soprattutto quando hai a che fare con due ircocervi come A2A ed Hera che non si capisce se rispondano alla politica, ai soci o ai manager. D'altro canto le municipalizzate e questo vale per tutti i partiti, sono state per anni una riserva di rendite di posizione per la politica che ne ha approfittato spesso per operazioni spericolate nonché per piazzare manager di stretta osservanza ma di poca competenza. È pacifico che certe incrostazioni con l'arrivo di eventuali nuove proprietà verrebbero meno. Ed ecco spiegato anche il timore del sindacato per la cessione dei rami secchi. Un sindacato in cui non mancano gli iscritti vicini a noi della Lega. E tutto questo rende l'idea di quanto sia intricato lo scenario».

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