Covid-19 al comando dei vigili, la polemica non si placa

Dopo l'affondo del sindacato Cub, dopo la replica della giunta comunale, è la Cgil che chiede lumi a palazzo Trissino: intanto tra gli agenti gira una foto «che dimostra» come la situazione sia stata presa «sotto gamba»

Il caso di Covid-19 rilevato al Comando dei vigili urbani di Vicenza continua a far discutere. Dopo la presa di posizione molto critica da parte del sindacato Cub registrata nel pomeriggio di ieri 23 marzo sempre ieri sono intervenuti nell'ordine la giunta municipale della città del Palladio seguita dalla Cgil. Tuttavia la polemica sembra destinata a proseguire.

PARLA L'ESECUTIVO MUNICIPALE
«Un operatore di polizia locale in servizio presso il comando di contra' Soccorso Soccorsetto, a casa dal lavoro già da dieci giorni, è risultato positivo al tampone per il Coronavirus dopo un test effettuato nei giorni scorsi. L'operatore sta bene ed in questo momento si trova in isolamento fiduciario... per precauzione sono rimasti a casa anche alcuni colleghi che hanno lavorato a stretto contatto con lui». Questo è il pensiero della giunta comunale condensato in una nota diramata ieri dall'assessore al personale Valeria Porelli. La quale fa sapere che tutte le precauzioni del caso sono già state messe in atto a partire «dalla completa sanificazione di tutti gli ambienti e di tutte le auto in dotazione, peraltro già predisposta prima dell'accertamento della positività». E ancora: «Gran parte del personale amministrativo del comando sta già lavorando in forma agile attraverso lo smart working da casa mentre la gestione del personale operativo avviene mediante la razionalizzazione dei servizi e lo smaltimento delle ferie in esubero rispetto alle necessità dell'emergenza».

«NO A SPECULAZIONI»
La giunta poi replica ai rilievi del sindacato Cub, sindacato che aveva giudicato non sufficientemente pronta la risposta dell'amministrazione: dispositivi Dpi quali mascherine, gel, guanti e tute per affrontare i servizi particolari «sono stati distribuiti fin da subito e non sono mai mancati», per il fine settimana è atteso l'arrivo di altre tremila mascherine destinate esclusivamente agli agenti di polizia locale. «Il servizio verrà garantito anche nei prossimi giorni, diversamente da quanto viene auspicato in una nota dal sindacato Cub» fa sapere ancora Porelli, la quale puntualizza così il suo pensiero: «Non ci prestiamo al gioco di chi sta speculando sulla gravissima emergenza che stiamo vivendo; l'amministrazione sta dando puntuale ed immediata attuazione a tutte le disposizioni inerenti al personale man mano che queste vengono formalizzate dai vari provvedimenti emergenziali».

AGENTI INVIPERITI
Frattanto però i timori tra i lavoratori rimangono alti. Ieri tra gli agenti circolava una foto «che descrive in modo impietoso il livello di sicurezza non adeguato sul quale dobbiamo fare affidamento». Più nel dettaglio la foto ritrae un cartello «comparso domenica 22 marzo» scritto a penna, con un italiano molto stentato peraltro (come dimostra lo scatto che sta circolando tra i vigili urbani), nel quale avviso in estrema sintesi si chiede di lavare col disinfettante le mascherine adoperate durante i turni chiaramente nell'ottica di un futuro riutilizzo dei dispositivi, «cosa che contraddice i protocolli di sicurezza». Molti agenti al comando l'hanno presa malissimo: «oltre al fatto che una nota di servizio dovrebbe essere sempre firmata per sapere se è autorizzata e da chi, anche per sapere chi si assume la responsabilità di una cosa del genere che odora molto di reato, è chiaro che una disposizione pensata e confezionata in quel modo oltre a denotare una preoccupante inadeguatezza mentale di chi l'ha concepita, direttamente o indirettamente, espone gli agenti ad un rischio inaccettabile: il che dimostra come il comando abbia preso sotto gamba la situazione. E poi chi è venuto a conoscenza del caso di contagio? Come è stato informato il comando, come si è dispiegata la catena delle contromisure? Quest'ultima è stata rispettosa delle procedure e del codice penale? Sono state sondate eventuali manchevolezze visto che chi in un luogo di lavoro nasconde un contagio oltre ad essere passibile di licenziamento è anche potenzialmente perseguibile sul piano penale?». Chi scrive ha interpellato il comandante della polizia locale berica Massimo Parolin per conoscere il suo punto di vista al riguardo: il dirigente però ha preferito non rispondere limitandosi a diramare nel pomeriggio una generica nota che non entra nel merito delle preoccupazioni degli agenti e nella quale si fa sapere che «è in fase di formulazione un documento operativo congiunto» inerente alle «... precauzioni ed indicazioni operative» sull'utilizzo dei Dpi. 

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INTERVIENE IL SINDACATO
Ad ogni buon conto ieri sulla vicenda di Soccorso Soccorsetto è intervenuta anche la Cgil berica con una breve nota firmata da Giulia Miglioranza, responsabile del settore Funzione pubblica del sindacato di via Vaccari. «Esprimiamo prima di ogni altra cosa la nostra vicinanza al lavoratore coinvolto. Ricordiamo poi - si legge - che fin dallo scorso 11 marzo, data in cui le organizzazioni sindacali e i delegati dei lavoratori presso il comando, ossia le Rsu, hanno incontrato l'amministrazione per discutere le misure da adottare nella gestione dell'emergenza, abbiamo messo in evidenza i rischi particolari a cui sono sottoposti i lavoratori in servizio presso il comando di polizia locale: in particolar modo quelli impiegati in servizi esterni. Non sta a noi stabilire le cause dell'accaduto, riteniamo però doveroso - si legge ancora - che il personale del comando debba sentirsi al sicuro. Questo richiede tra le altre cose costante informazione sulla situazione generale all'interno del servizio e, per questa ragione, abbiamo trovato quanto mai spiacevole che la generalità dei dipendenti siano venuti a conoscenza dell'evento attraverso notizie di stampa anziché attraverso una formale comunicazione ai dipendenti da parte dell'Amministrazione comunale».

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