Centro direzionale Spv, il caso Pedemontana deflagra

Mentre l’ex commissario alla Pedemontana difende l’edificio realizzato a Bassano i comitati si scatenano e chiedono l’intervento del Comune e della Regione. Il sindaco: «Mai espressa la volontà di andare in procura»

Osvaldo Piccolotto (foto di Marco Milioni)

Il caso del presunto abuso al centro direzionale della Spv di Bassano del Grappa diventa sempre più ingarbugliato. Mentre l’ex commissario governativo Silvano Vernizzi sostiene la bontà dell’operato del suo ufficio e quella del concessionario Sis, i comitati che da anni si battono contro la realizzazione della Spv, meglio nota come Superstrada pedemontana veneta, prendono le distanze e chiamano in causa le autorità di vigilanza annunciando «esposti all’autorità giudiziaria» ha spiegato ieri ai taccuini di Vicenzatoday.it il trevigiano Osvaldo Piccolotto uno dei volti più noti del fronte che si oppone all’opera.

«Stiamo vagliando con molta attenzione le carte in nostro possesso  - aggiunge l’attivista del Comitato No Pedemontana - ma se chi ha competenza su quel centro direzionale» ovvero la Regione e il Comune di Bassano «non sarà in grado di chiarire se quel maxi fabbricato ubicato al Parco delle rogge presenti o meno profili di illiceità noi informeremo la magistratura. Vogliamo capire se ci sono tutti i permessi e se il progetto era previsto per quel sito o meno». Parole durissime che fanno seguito a quelle del sindaco di Bassano Riccardo Poletto che intervistato da Report aveva ammesso che quell’edificio risultasse di fatto «in parte abusivo».

Per vero su Il Giornale di Vicenza di due giorni fa a pagina 36 era intervenuto pure l’ex commissario governativo Vernizzi (ora il commissario straordinario alla Pedemontana è Marco Corsini e la struttura commissariale non fa più capo al governo bensì alla Regione Veneto) il quale aveva fatto conoscere le sue ragioni: «Ricordo che all’epoca il concessionario» deputato alla realizzazione della superstrada, ovvero la Sis «aveva chiesto di spostare la sede da Riese Pio X, nel Trevigiano, a Bassano... Una richiesta che era stata giustificata da diversi fattori e alla quale avevo quindi dato il via libera». 

Piccolotto (in foto) però contrattacca e chiede: «Dove sono finite le carte?». Gli fa eco Massimo Follesa del Covepa il quale punta l’indice contro Regione e Comune: «Su questi argomenti non si può scherzare. L’amministrazione bassanese non può non conoscere i termini della questione. Se ci sono abusi deve interrompere i lavori». Per di più Vicenzatoday.it ieri aveva affrontato il medesimo tema con una intervista al sindaco Poletto. Intervista che titolava «Senza chiarimenti si va in procura». Il capo dell’esecutivo municipale in quella sede aveva spiegato come l’amministrazione della città del ponte avesse chiesto lumi in Regione. Quei chiarimenti però, stando al primo cittadino, non sono ancora arrivati.

Peraltro, sempre ieri, dopo la pubblicazione di quella intervista, Poletto aveva diramato una nota in cui spiegava «di avere richiesto documenti alla Regione del Veneto, nell’ambito dei normali e corretti rapporti istituzionali» e spiegava poi di non avere mai espresso «la volontà di ricorrere all’intervento» della Procura della repubblica. Chi scrive ha ripetuto, perché fosse ben compreso, il quesito al sindaco. Quesito che è stato posto in questi termini. «Qualora la Regione non dovesse alle brevissime inviarvi la documentazione richiesta e qualora i buchi documentali menzionati dovessero preconizzare profili potenzialmente di rilievo penale, l’amministrazione procederá con una segnalazione alla autorità giudiziaria?».

Il sindaco messo di fronte alla domanda diretta ha deciso di glissare. Ma usando un frasario più edulcorato ha di fatto confermato quanto riportato da Vicenzatoday.it: «Abbiamo verificato l’iter amministrativo e ci risultano mancanti alcuni documenti. Abbiamo chiesto alla Regione Veneto chiarimenti rispetto alla documentazione mancante. Quando ci risponderanno vedremo come affrontare la situazione. Ci muoveremo nel pieno rispetto delle norme». Si tratta di un passaggio chiave poiché l’articolo 361 del codice penale impone al pubblico ufficiale (e i componenti di una amministrazione comunale lo sono) l’obbligo di denuncia nel caso in cui siano di fronte a notizie di reato. Ed è proprio in ragione di questa incombenza che il Covepa ha deciso di alzare il tiro. «Non vogliamo credere – sottolinea ancora Follesa - che l’amministrazione bassanese sia composta da sprovveduti. Abbiamo gli occhi puntati sugli uffici. Se a brevissimo non ci saranno novità di rilievo partiremo con le diffide e le eventuali denunce alla autorità giudiziaria. Il che vale anche per palazzo Balbi. Siamo stufi degli scarica barile e degli equivoci alla Totò e Peppino».

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